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DOI 10.1707/1982.21452 Scarica il PDF (51,5 kb)
Ric&Pra 2015;31(4):147-148



Farmaci inaccessibili?
Crimini contro l’umanità
Vittorio Bertele’, Silvio Garattini
IRCCS – Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri,
Milano
vittorio.bertele@marionegri.it

La nuova Lista dell’Oms dei farmaci essenziali include numerosi nuovi prodotti dal prezzo difficilmente sostenibile. Per molti nuovi antitumorali, ad esempio, o per i nuovi farmaci contro il virus dell’epatite C perfino nei paesi ad economia avanzata si rende necessaria un’accurata valutazione del rapporto costo-efficacia. Tale valutazione è talvolta inutile, dal momento che, quand’anche risultasse favorevole il rapporto costo-beneficio, neppure i paesi ricchi potrebbero permettersi quei farmaci. Tant’è vero che le prescrizioni vengono limitate a sottogruppi ristretti della popolazione che in realtà ne avrebbe bisogno. D’altra parte, se un paese decidesse di acquisire comunque quei farmaci, magari sacrificando altre priorità di salute pubblica, quale implicazione avrebbe un eventuale sfavorevole rapporto costo-beneficio? Se c’è qualcosa che può soddisfare un bisogno, quel “qualcosa” diventa necessario a prescindere dal costo. Se hai fame, non importa quale sia il prezzo di un tozzo di pane al mercato nero: se hai denaro a sufficienza, lo compri e basta. Questo è il motivo per cui il prezzo deve essere l’obiettivo prioritario di qualsiasi politica che voglia rendere davvero accessibili i farmaci oggi ritenuti essenziali.
L’inserimento di farmaci costosi nella lista dei farmaci essenziali dell’OMS mira appunto a promuovere una riduzione del loro prezzo. Tuttavia, questo obiettivo non può essere affidato a iniziative spontanee delle parti in causa o a dinamiche del mercato. Accordi specifici in merito (i cosiddetti tailored prices, gli sconti, i payments by results, ecc.) possono solo ridurre prezzi che invece devono essere profondamente ridisegnati.
Sono quindi necessarie iniziative ulteriori per rendere l’accesso ai farmaci essenziali davvero possibile. L’OMS, la comunità scientifica, i decisori politici e tutti coloro che difendono i diritti umani dovrebbero adottare tutte le possibili misure per garantire che tale obiettivo sia raggiunto. Tra queste crediamo figurino le seguenti:
1. l’inclusione nella lista dei farmaci essenziali deve essere considerata alla luce della Dichiarazione di Doha del 2001, il cui paragrafo 14 testualmente recita: “...the [TRIPS] Agreement can and should be interpreted and implemented in a manner supportive of WTO members’ right to protect public health and, in particular, to promote access to medicines for all”. L’OMS e tutti coloro che difendono la causa della salute pubblica dovrebbero esplicitamente incoraggiare i governi e le autorità sanitarie nazionali a prendere in seria considerazione questo suggerimento e a praticarlo nei loro sistemi sanitari, nelle procedure di rimborsabilità e nelle negoziazioni dei prezzi dei farmaci. Questo significa non riconoscere la protezione brevettuale sui farmaci essenziali ogniqualvolta falliscano gli sforzi per garantirne la sostenibilità.
2. Sarebbe utile rendere di pubblico dominio le informazioni sul reale costo di produzione dei farmaci e sui bilanci delle aziende farmaceutiche. La prima informazione farebbe luce sul divario tra costo di produzione e prezzo dei farmaci, essendo il prezzo centinaia di volte superiore al costo talvolta. La seconda informazione contribuirebbe ad accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica sui profitti dell’industria farmaceutica rispetto agli altri comparti industriali e sui suoi investimenti in ricerca rispetto alle spese a sostegno della propaganda. Una maggiore consapevolezza di tutto questo renderebbe l’opinione pubblica più impermeabile alla propaganda delle aziende farmaceutiche, secondo cui la politica degli alti prezzi sarebbe funzionale agli investimenti che favoriscono l’innovazione, quando invece gli alti prezzi servono soprattutto a soddisfare azionisti esosi e a sostenere la propaganda, almeno due volte tanto rispetto all’innovazione.
3. L’OMS e tutti coloro che difendono la causa della salute pubblica dovrebbero sostenere il punto di vista secondo cui qualsiasi farmaco con provata efficacia in termini di maggiore sopravvivenza e/o migliore qualità di vita dovrebbe essere reso disponibile a un prezzo sostenibile. Qualsiasi deroga a questo obbligo morale dovrebbe essere additata agli occhi dell’opinione pubblica come un comportamento non etico, perpetrato in spregio ai diritti umani, non solo quelli dei pazienti. Maggiore è il beneficio di una data medicina e/o la prevalenza della malattia che essa cura, maggiore è la necessità di assicurare responsabilmente quel beneficio a un prezzo accessibile. Non (voler) riuscire in questo intento può causare migliaia o milioni di morti nel mondo: ogni anno muore circa mezzo milione di pazienti infetti da virus dell’epatite C! Lasciar morire la gran parte di queste persone perché il prezzo dei trattamenti disponibili non è sostenibile è altrettanto catastrofico quanto una guerra, una serie di attentati terroristici o quei naufragi che giorno sì giorno no seppelliscono centinaia di migranti nelle acque del Mediterraneo. E come tale dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità.