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DOI 10.1707/2887.29118 Scarica il PDF (256,0 kb)
Ric&Pra 2018;34(2):51-57



200 note





Ricerca&Pratica
è giunta al suo 200simo numero. 200 note scandite in 32 anni. Note di durata, altezza e ritmo differenti, ma inserite in un pentagramma che ha caratterizzato la sua forma editoriale. I toni e semitoni utilizzati per i contenuti hanno avuto l’intento di stimolare la riflessione e il dibattito, ma anche (in)formare su temi/domande “pratici” le cui risposte arrivano dalla “ricerca”. Una ricerca indipendente e trasparente, produttrice di evidenze. Quindi un genere musicale particolare per questo tipo di composizioni. Una musica scritta non per intenditori, ma per amatori confidando che fossero tanti .* Queste 200 note di R&P hanno nel loro insieme molte analogie con le recenti 200 note della ballad dell’ultimo album (Simili) di Laura Pausini culminato con la nomination ai prestigiosi Grammy Awards come Best Latin Pop Album. R&P non ha avuto alcuna nomination a tutt’oggi. Le similitudini sono altre. Un brano lento e melodico quello della Pausini, caratterizzato da sonorità dolci, toccanti ed evocative e che arriva ad esplorare temi sentimentali. La sua intensità è rivolta al ricordo di un amore passato e alla volontà di non lasciarselo sfuggire, per apprezzare e trattenere ogni minima sensazione e sconfiggere così il tempo che passa troppo in fretta. La melodia della sequenza e ritorni di alcune rubriche, alcuni articoli ed editoriali di R&P si sono caratterizzati per evocare ed esplorare anche i sentimenti. R&P è un po’ come un amore per chi la produce, la segue, la supporta con la volontà di non lasciarcela sfuggire. Per questo abbiamo chiesto ad alcuni amanti di R&P “perché leggere o proporre di leggere oggi R&P?”.
Di seguito le risposte ricevute, per un editoriale partecipato… una piccola orchestra, per una musica che duri nel tempo anche se passa troppo in fretta.
Maurizio Bonati
maurizio.bonati@marionegri.it
Luca De Fiore
luca.defiore@pensiero.it

Ho considerato sempre R&P un piccolo gioiello editoriale. 
È stata sin da subito un’idea felice, nella scelta delle dimensioni, dei colori, dei direttori. Coraggiosi e intelligenti.
Il linea di principio non è una rivista per tutti (i medici), ma quel per quelli motivati sul piano culturale (ovvio) e sul piano etico (meno ovvio).
È una rivista per quelli che per le ragioni più diverse non riescono a leggere la letteratura e le review, ma riescono in qualche modo ad apprezzare gli articoli una volta presentati in sintesi nella rivista.
Al contrario, però, è una rivista per tutti perché su R&P il tema è declinato nei modi più diversi.
Per esempio, nel numero marzo-aprile 2017, si parlava anche di farmaci. Si presentava un articolo di La Revue Prescrire con titolo “Un fondo per tutte le vittime dei farmaci” e un altro di PLOS ONE sull’utilità dell’ondasentron in caso di gastroenterite acuta nel bambino e l’indicazione che “nessuna efficacia è stata documentata per il domperidone il cui impiego in pediatria è pertanto da abbandonare”.
Non teoria e prassi dunque, ma prassi ovunque, declinate in lingue diverse, secondo codici diversi. In particolare, nello stesso numero di R&P.
Non è semplice correr dietro alle polemiche, anche scientifiche. Per esempio a quelle su vaccinazioni e autismo. Quali sono davvero utili? Ma come fa un povero medico, mediamente colto, a rispondere a quelle che non si riesce a capire se sono domande o provocazioni? R&P lo aiuta anche in questo.
E infine. “Il paziente è davvero in cima ai pensieri del medico?” era il titolo di un articolo di Luca De Fiore nel 2015, splendido nella sua drammatica rappresentazione del problema. Può darsi che il fatto sia accaduto in poche mani, ma poteva andar peggio. Poteva anche essere cioè che qualche lettore, sia di queste pagine che di quelle della Salute di Repubblica, leggesse l’articolo, e facesse il confronto. Capisse cioè che la campana non suona sempre due volte per il malato.
Per il medico che legge R&P è diverso. Lì è come un tintinnar di suoni d’ogni genere.
Stefano Cagliano
s.cagliano@mclink.it

Perché leggo quello che mi piace (ci sono cose che mi piacciano anche per la loro utilità) e propongo agli altri ciò che mi è piaciuto, che ho apprezzato: un film, un concerto, un libro…
Mi piace per tre motivi: la puntualità, il formato, la lingua.
Apprezzo la puntualità con cui la ricevo, con la sua cadenza bimestrale; la puntualità nella scelta dei contenuti dell’editoriale; la puntualità nell’individuare gli argomenti che seleziona per la loro rilevanza scientifica e di impatto nei sistemi sanitari; la puntualità nella scelta delle “Testimonianze”.
Mi piace il formato, non da rivista, ma da libro in ottavo: 17x24. La carta è di buona qualità, leggermente ruvida e, non essendo patinata, facilita le sottolineature o un richiamo da fare con il lapis.
Condivido la scelta della lingua: l’italiano. Si rivolge così a un pubblico più vasto e a professioni che hanno una minor confidenza con la lingua inglese. La scelta non la rende “provinciale” per l’attenzione alla letteratura internazionale in particolare nella rubrica “Dalle altre riviste”, e per la qualità degli articoli e della bibliografia di riferimento.
Marco Geddes da Filicaia
marco.geddes@gmail.com

Bisogna riconoscere che non è facile mantenere nel tempo una linea editoriale come quella espressa da R&P. In ogni numero, nella reciproca valorizzazione, conciliare i risultati provenienti dal mondo della ricerca, con illuminanti sconfinamenti oltre il sanitario, e informazioni selezionate e qualificate delle esperienze “sul campo” di professionisti, pazienti e organizzazioni che a diverso titolo li rappresentano o li supportano, la rende interessante anche a chi sanitario non è. Soprattutto ciò presuppone conoscenza del mondo della salute, quindi non solo della sanità, competenza su come si fa della informazione un veicolo di formazione, e coerenza nel riconoscere che la scienza è tale nella misura in cui è capace di cogliere il nuovo, il non ovvio, assecondando più o meno intenzionalmente posizioni ed interessi di dubbia validità. Ed è quindi auspicabile che tale importante servizio continui. Buon lavoro Maurizio e colleghi.
Massimo Campedelli
massimocampedelli@gmail.com





Perché leggere o proporre di leggere oggi R&P? Per tre motivi.
Il primo è insito nel titolo della rivista: orientata alla pratica, sulla base dei risultati della ricerca. R&P ha da sempre affrontato domande concrete (relative alle scelte da fare su temi sanitari più o meno specifici) sia cercando risposte attraverso la produzione di ricerca “sul campo”, sia contestualizzando alla propria realtà le conoscenze che già esistono nella comunità scientifica, offrendo in generale un luogo dove confrontare diversi punti di vista.
Il secondo motivo è l’indipendenza editoriale. La rivista non ha mai avuto finanziamenti di alcun portatore di interesse, condizione necessaria per supportare una sanità pubblica efficace, efficiente e “per tutti”. In campo medico, i bollettini con queste caratteristiche sono purtroppo sempre meno. Quelli che resistono, nonostante le difficoltà dovute appunto al rifiuto di finanziamenti che ne minerebbero l’indipendenza, andrebbero sostenuti attraverso l’interesse dei lettori. Bisognerebbe aggiungere che un maggior numero di iniziative editoriali caratterizzate dall’analisi indipendente delle migliori conoscenze disponibili sarebbe necessario anche in altri settori.
Il terzo motivo è la capacità di “fare rete” con bollettini indipendenti di altri Paesi, nell’ambito della International Society of Drug Bulletins (ISDB). Oltre che per facilitare lo scambio e il trasferimento delle informazioni trattate, questa rete di bollettini cerca di esercitare un’attività di “advocacy” per influenzare le politiche sanitarie (per esempio, a livello del Parlamento Europeo), rappresentando una sorta di “lobby” che non difende però interessi particolari, bensì l’interesse di tutti i cittadini di poter accedere a farmaci ed interventi sanitari efficaci utilizzando le risorse disponibili.
Giulio Formoso
Giulio.Formoso@ausl.re.it

Perché:
è una delle poche riviste sanitarie evidence-based italiane, che regge nonostante le difficoltà che hanno fatto “gettare la spugna” ad altre riviste/bollettini indipendenti di informazione sui farmaci ISDB, e consente di diffondere contenuti altrimenti difficilmente reperibili anche a colleghi attenti e dedicati;
la Redazione ha sede nella più prestigiosa Istituzione di Ricerca Farmacologica italiana, e il suo Direttore editoriale dirige il Dipartimento di Salute Pubblica dell’IRCCS Mario Negri, in uno degli ambienti più stimolanti per ricercatori che abbiano a cuore la sanità pubblica e la ricerca senza interessi commerciali;
ha dimostrato coraggio e indipendenza editoriale, ospitando senza riserve anche contributi “controcorrente”, come miei articoli sui rapporti tra vaccinazione antinfluenzale e mortalità negli anziani, in base ai RCT disponibili; o quelli molto critici sulla vaccinazione antimeningococco B;
sa prendere, sempre in modo ben documentato ed equilibrato, anche posizioni scomode, come nel corso dell’intenso dibattito relativo alla legge sull’obbligo vaccinale.
Alberto Donzelli
adonzelli1@libero.it

Perché:
è fondamentale che l’operatore sanitario si documenti (in particolare) sui farmaci, a partire da fonti d’informazione non soggette ai soliti bias;
R&P fa informazione tarata per il primary care in un format chiaro e sintetico;
oltre l’informazione sui farmaci e politica farmaceutica ci sono molti altri contenuti d’interesse che non si trovano facilmente altrove.
Maria Font
maria.font@ulss20.verona.it




Dobbiamo leggere R&P perché è una delle poche voci in Italia che resta indipendente dall’industria, dalla logica del profitto e dalla cultura dell’eccesso in medicina.
Dobbiamo farla leggere e conoscere il più possibile, perché l’efficacia dell’informazione è il prodotto della sua qualità per la sua diffusione, a tutti gli operatori e anche al pubblico.
Per anni abbiamo sognato di replicare in Italia il modello di Prescrire. Oggi l’inquinamento della ricerca alle fonti mette in crisi la possibilità di sviluppare un pensiero critico limitandosi ai soli strumenti della EBM, e più che mai occorrerebbe raggiungere una massa critica facendo tesoro di tutte le risorse intellettuali disponibili a questo compito.
Roberto Satolli
satolli@zadig.it

Al pensiero di potere scrivere un contributo per R&P ancora mi emoziono.
R&P nasce nel 1985. Ho lavorato al Mario Negri di Milano dal mese di luglio 1988 per 3 anni. Una delle esperienze più formative è stata, sin dai primi momenti, la lettura di questa rivista di formato piccolo, con la copertina grigia. Era parte del Mario Negri; in quegli anni si percepiva che rappresentava una sfida del sapere, che univa, dalla sua nascita, le parole chiave che sono il motore e la vita di questo prestigioso Istituto e che sono contenute nella presentazione stessa della rivista: partendo dalla ricerca, “il sincero intento di capire e di migliorarsi, lo sforzo di guardare al di là dei soli aspetti clinici della medicina”.
Agli inizi di una professione essere ricercatori (ma anche medici) era una parola importante, troppo grande per un giovane. Quello che si chiedeva era di avere sempre una idea sulle ricadute cliniche di quello che criticamente si leggeva o si voleva scrivere. E allora ricordo che scrissi i miei primi due contributi, i miei primi due articoli che avevano i seguenti titoli: “Le malformazioni e le deformazioni congenite” e “Vaccinare oggi in Italia”. Eravamo nel 1989.
Ripenso a quei momenti con emozione e ricordo il significato appreso di “metodo nella scrittura” che era una palestra assoluta anche per la vita professionale, di ricercatore e/o di medico pratico: una ricerca di verità, di senso realistico e partecipe di quello che si voleva dire, immaginando di avere di fronte il lettore che doveva trarne tutti i vantaggi possibili: in primis nelle ricadute rivolte al benessere del paziente, ma anche al personale sapere che si riprometteva di “andare oltre”. Quel metodo interpretativo, basato sul beneficio e rischio degli interventi che, se pensiamo ad esempio alle vaccinazioni di oggi ed alle polemiche che sono nate, è ancora un esempio del significato vero e profondo della cultura e dei conseguenti contenuti di una rivista.
Ora a volte mi capita di scrivere qualcosa per R&P e posso dire che sono i contributi più emozionanti che mi vengono, non solo nel tentativo (non sempre riuscito) di assoluta ragionevolezza, ma anche dal cuore. Perché sono probabilmente frutto di quel porsi di fronte alla scrittura per non essere mai banali, di scrivere sapendo che il lettore di questa rivista è parte di una comunità scientifica e pratica che non è mai accademica, non è mai scontata nelle verità che si vogliono ricercare e dire.
Nella lettura della rivista R&P si percepisce ancora questa emozione, quella necessità di stare dentro i contenuti di una ricerca valutativa sul campo, del giorno dopo giorno. Un tipo di ricerca che è spesso e sempre di più dimenticata da una letteratura che è alla ricerca del molecolare (indispensabile ma non esclusiva), di indicatori di debole sopravvivenza o di misure a volte irrilevanti di salute. Solo essere indipendenti nel pensiero e nelle azioni può favorire, ancora, la possibilità e (l’emozione) di scrivere per R&P. Un augurio per altri 200 di questi numeri.
Federico Marchetti
marchettifederico62@gmail.com

Ho ricevuto il mio primo numero di R&P dopo Bella, il percorso di ricerca in pediatria di base, nel 1996. Da allora è tra le (poche) riviste che colleziono e rilego alla fine di ogni anno.
R&P è stata pensata per far riflettere sulla nostra pratica clinica, per dare spazio (quello necessario, a volte anche molto ampio) alle voci e alle esperienze di ricerca sul campo; con molte pillole e riferimenti che stimolano approfondimenti e curiosità. È sobria, ricca di contenuti e pulita, quella pulizia ormai quasi del tutto smarrita. Perché non leggerla?
Sergio Conti Nibali
serconti@glauco.it

Mi sono laureato negli anni Cinquanta.
Mi sono considerato ben presto un medico non delle persone, ma della comunità.
La chiamavamo
Public Health. Era l’attenzione ai cittadini in tutto il periodo della loro crescita fin dalla preconcezione all’adultità, al loro modo di vivere nell’ambiente, di conoscersi, di relazionarsi, forse di amarsi, certo di essere società. La medicina della comunità doveva essere semplicemente garanzia di tutto questo. Trovo in poche esperienze editoriali ancora questo spirito. In R&P lo trovo ancora.
Giancarlo Biasini
giancarlo.biasini@fastwebnet.it

Per mantenere uno sguardo aperto che permetta di vedere oltre i determinanti prossimali della salute senza perdere di vista i pazienti.
Michele Gangemi
migangem@tin.it

Perché...
simbolo e memoria di un modo di pensarsi al futuro, non solo nella medicina: responsabili di un progetto e di una sperimentazione che nascono da dentro le più diverse realtà ‘di base’: che per essere coerente cambia linguaggi e scenari. Racconta le storie, al di là dei saperi con la fatica delle minoranze e delle periferie nel mantenere la libertà di parola, di dialettica, di amicizie.
Gianni Tognoni
gianni.tognoni@marionegri.it

Mi viene spontanea una risposta forse un po’ banale: perché questa rivista mantiene fede a un titolo veramente azzeccato. Si parla di ricerca seria, si parla di pratica. La buona ricerca che orienta la pratica e la pratica che suggerisce spunti alla ricerca. Una rivista indipendente, semplice, in italiano, e che non si dimentica dei pazienti.
Roberto Buzzetti
robuzze@gmail.com

Per sentirmi parte di una comunità che pratica una medicina di servizio e si informa in modo libero e indipendente.
Filippo Vigano’
filippovigano@libero.it

Per mantenere uno sguardo aperto che permetta di vedere oltre i determinanti prossimali della salute senza perdere di vista
i pazienti.
Michele Gangemi
migangem@tin.it

Perché “luogo”, ogni volta interessante, di conoscenza, di confronto, di attenzione, di inclusione.
Per continuare a crescere e non mollare, non adeguarsi, non “lasciar perdere”.
Federica Zanetto
zanettof@tin.it

R&P è una voce indipendente, affronta tematiche sanitarie con un approccio di ampio respiro. È un progetto di dialogo nella sanità, che si è riprogettato nel tempo, per far dialogare con i contesti e le realtà di minoranza; propone uno sguardo orientato anche al sociale e alla sanità pubblica. Leggo sempre per primi gli editoriali, e le rubriche “Dalle altre riviste” e “News & Views”. Le tematiche affrontate e l’approccio ne rendono utile la lettura non solo ai medici, ma agli operatori della sanità, compresi gli infermieri (e anche ai cittadini).
Paola Di Giulio
paola.digiulio@guest.marionegri.it

Il mio primo ricordo risale a oltre 30 anni fa. A discutere del rapporto fra ricerca e formazione in medicina generale erano Francesco Taroni e Gianni Tognoni, due dei maggiori esperti in ambito di ricerca clinica e sanità pubblica. Ero arrivato da poco a lavorare all’Istituto Superiore di Sanità e R&P, anche se nei suoi primi anni di attività, era già fra le riviste considerate di riferimento. Per me ha continuato a esserlo anche dopo. Congratulazioni a chi l’ha diretta e a tutti coloro che hanno collaborato ai primi 200 numeri.
Giuseppe Traversa
giuseppe.traversa@iss.it





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