Area Abbonati
LoginPassword
DOI 10.1707/2992.29938 Scarica il PDF (56,7 kb)
Ric&Pra 2018;34(5):222



Comunicare l’incertezza per migliorare la politica

Sostiene Alan Blinder, nell’incipit del suo ultimo libro, che spesso i politici utilizzano gli economisti come gli ubriachi utilizzano i lampioni: per appoggiarsi e non per capire dove mettere i piedi1. In effetti, si tratta di un atteggiamento diffuso, che non riguarda solo le scelte in campo economico e che richiama un uso strumentale dei dati scientifici. Così, una conseguenza della rivendicazione che una decisione pubblica controversa sia assunta sulla base di prove scientifiche è quella di mettere fuori gioco chi non condivide la scelta: non ha un’idea diversa, ma è antiscientifico.
La politica non fa bene il suo mestiere quando trascina la scienza sul terreno scivoloso delle certezze e delle prese di posizione nette, da una parte o dall’altra. Neppure fanno bene il loro mestiere i gruppi di pressione che attaccano le istituzioni scientifiche quando queste presentano dati non condivisi: come ammoniva un editoriale di Nature2. La credibilità dei risultati scientifici non può dipendere dal grado di consenso dei cittadini; dipende dalla possibilità per chiunque di rimettere in discussione i risultati, sottoponendo le ipotesi di base a verifiche più rigorose e portando risultati qualitativamente più affidabili.
Sarebbe però troppo comodo, e mancheremmo di raccontare un pezzo della storia, se si individuassero solo le responsabilità della politica e quelle dei gruppi di pressione. Chi pratica l’attività scientifica ha la responsabilità di trasmettere la complessità di questa attività e il grado di incertezza dei risultati. Faceva bene, ad esempio, Antonio Clavenna a ricordare che nel dibattito che l’anno passato ha portato ad approvare la legge a sostegno dell’obbligo vaccinale non ci sia stato modo di esprimere anche solo minimi dubbi sull’imposizione dell’obbligo, come strumento per raggiungere livelli di copertura vaccinale ritenuti ottimali, o sull’utilità di allargare di continuo il numero di vaccini da inserire fra quelli obbligatori3. E Clavenna faceva bene a farci vedere che questa difficoltà non riguarda solo noi poveri provinciali italiani. Anche un editoriale del New York Times sottolinea come la richiesta di schierarsi renda impossibile contribuire a una discussione su basi razionali4.
Servirebbe invece comunicare meglio l’affidabilità delle nostre stime ed esplicitare i livelli di incertezza. Può infatti avvenire, del tutto legittimamente, che due gruppi di lavoro, o due istituzioni scientifiche, raggiungano conclusione diverse anche a partire da un corpo di evidenze scientifiche sostanzialmente simile. Ad esempio, lo Iarc (l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro) e l’Efsa (l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare) sono state in disaccordo sui rischi per la salute del glifosato2.
Non c’è nulla di strano, studi aggiuntivi consentiranno di chiarire meglio la questione. Il che non significa che nel frattempo si debba rimanere fermi in attesa di raggiungere livelli di certezza inattaccabili. È un ruolo ineliminabile della politica quello di fare scelte anche in condizioni di incertezza; semplicemente, basta riconoscere legittimità anche a chi sostiene scelte differenti. In definitiva, il ruolo dei ricercatori nel chiarire il grado di incertezza delle conoscenze non rafforza solo la credibilità complessiva dell’attività scientifica, ma può contribuire a rendere più civile il dibattito politico .
Giuseppe Traversa
Centro di ricerca e valutazione dei farmaci
Istituto Superiore di Sanità
giuseppe.traversa@iss.it

BIBLIOGRAFIA
1. Blinder AS. Advice and dissent: why America suffers when economics and politics collide. New York: Basic Books, 2018.
2. Url B. Don’t attack science agencies for political gain. Nature 2018; 553: 381.
3. Clavenna A. Dobbiamo avere paura di comunicare la complessità e le incertezze? https://ilragionevoledubbio. wordpress.com/2018/08/20/dobbiamo-aver-paura-di-comunicare-la-complessita-e-lincertezza/
4. Wenner-Moyer M. Anti-vaccine activists have taken vaccine science hostage. www.nytimes.com/2018/08/ 04/opinion/sunday/anti-vaccine-activists-have-taken-vaccine-science-hostage.html

Le opinioni espresse dall’autore sono personali e non riflettono necessariamente quelle dell’istituzione di appartenenza.


Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |  ISSN online: 2038-2480