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DOI 10.1707/3140.31232 Scarica il PDF (50,0 kb)
Ric&Pra 2019;35(2):81



La risoluzione per prezzi dei farmaci trasparenti
Giuseppe Traversa
Centro di ricerca e valutazione dei farmaci, Istituto Superiore di Sanità – giuseppe.traversa@iss.it

Il 1° febbraio 2019, il Ministro della Salute italiano Giulia Grillo ha presentato, alla direzione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la proposta di risoluzione “Migliorare la trasparenza dei mercati dei farmaci, vaccini e altre tecnologie relative alla salute”1. Questa proposta sarà discussa a maggio 2019, nel corso della 72a sessione dell’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA).
La richiesta di maggiore trasparenza, per arrivare a definire prezzi dei farmaci più aderenti alle spese davvero sostenute, è ormai diffusa a livello internazionale, ed è appoggiata da numerose ONG, da Oxfam a Medici senza frontiere ad ActionAid, solo per citarne alcune. Diversi Stati USA, ad esempio, hanno adottato legislazioni in tal senso. Manca tuttavia un riconoscimento sovranazionale. Ben venga quindi l’iniziativa del governo italiano.
La risoluzione richiama diversi aspetti della trasparenza: dalle spese sostenute dalle aziende in R&S, a quelle relative alla produzione, dagli incentivi pubblici che sotto varie forme arrivano alle aziende, al prezzo “vero” al quale un farmaco (o un vaccino o un dispositivo) viene messo in commercio in ciascun Paese.
Un maggiore livello di trasparenza è utile in tutti gli aspetti accennati, ma quello forse più rilevante riguarda la possibilità di conoscere i prezzi veri praticati dalle aziende farmaceutiche nei vari Paesi. Per chiarire il problema, pensiamo al prezzo dei farmaci erogati tramite le strutture pubbliche dell’SSN italiano. Possiamo fare riferimento a tre diversi prezzi: 1) il prezzo di listino, e cioè il prezzo del farmaco contrattato ufficialmente fra AIFA e aziende farmaceutiche; 2) il prezzo vero, al netto degli sconti riservati che sono negoziati, e cioè il prezzo massimo di cessione all’SSN; 3) il prezzo che risulta da eventuali gare a livello locale.
Le aziende sostengono la necessità degli sconti riservati proprio per praticare un prezzo particolarmente vantaggioso nel Paese in cui avviene la contrattazione. Gli sconti non sarebbero resi pubblici per evitare un effetto di riduzione a catena anche negli altri Paesi. È facile immaginare che posizioni simili siano sostenute dalle aziende in tutti Paesi. Così, da un lato ciascun Paese contribuisce a una sorta di “bolla” dei prezzi di listino dei farmaci, e dall’altro non ci si accorge che la sensazione di avere prezzi riservati più bassi è solo il risultato di una distorsione: si confrontano i prezzi veri di un Paese con i prezzi di listino degli altri. Anche un bambino capisce che solo le aziende hanno un guadagno dalla mancanza di informazione trasparente, in quanto solo le aziende sono a conoscenza dei prezzi veri praticati nei diversi Paesi.
La conoscenza dei prezzi realmente praticati aiuterebbe innanzitutto i Paesi che hanno minore potere contrattuale – perché più piccoli o con minore reddito procapite – e ridurrebbe il tempo perso in finte contrattazioni. Questa conoscenza è persino più importante dell’informazione sul prezzo delle gare di acquisto praticate a livello locale (di ospedale, di Asl o di Regione), in quanto le gare producono effetti positivi solo dopo la scadenza brevettuale. Ma nel lungo periodo di copertura brevettuale, la condizione di esclusività impedisce di far funzionare gli effetti positivi della concorrenza.
L’iniziativa assunta dal Ministro della Salute italiano è importante, anche nel caso in cui la risoluzione non dovesse passare, perché favorirà una discussione esplicita delle ragioni e degli interessi in campo, e obbligherà i governi a prendere posizione. La speranza è che l’Unione europea sia convintamente unita a favore. Si tratterebbe di un bel segnale per una Unione europea che sia impegnata a difesa degli interessi dei più deboli in Europa e nel mondo.

1. https://goo.gl/NS8VPp

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