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DOI 10.1707/3266.32336 Scarica il PDF (132,2 kb)
Ric&Pra 2019;35(6):264-265



Dalle altre riviste



LE EMISSIONI DEGLI INCENDI DOLOSI DELLE DISCARICHE HANNO EFFETTI SUGLI ESITI DELLA GRAVIDANZA
In Italia purtroppo il fenomeno degli incendi dolosi appiccati a discariche di rifiuti è in aumento. Lo studio retrospettivo di Mazzucco et al. ha valutato gli effetti di un incendio doloso durato circa due settimane in una delle più grandi discariche italiane di rifiuti solidi urbani. Utilizzando le statistiche sanitarie i ricercatori hanno esaminato i dati sugli esiti della gravidanza nelle donne residenti in prossimità della discarica durante l’incendio.
Rispetto ai bambini nati nello stesso periodo in aree comparabili della Sicilia per densità di popolazione e livello di industrializzazione, ma non interessate dall’incendio, i ricercatori hanno rilevato incrementi statisticamente significativi nelle nascite pretermine e nel numero di bambini nati di basso peso. Il maggior impatto dell’esposizione sembrava essersi verificato quando il concepimento era avvenuto durante l’incendio.
Lo studio presenta delle importanti limitazioni nel disegno sperimentale che non permettono una analisi dettagliata della natura della relazione esposizione-risposta e l’aggiustamento per potenziali fattori confondenti. Tuttavia i risultati si aggiungono a quelli di numerosi altri studi che mostrano associazioni, anche se deboli, tra esposizione a inquinanti rilasciati da inceneritori o discariche ed effetti negativi sulla salute e sottolineano la necessità di implementare le attività di monitoraggio e di sorveglianza sanitaria.
(Elena Fattore)
Fonte:  Mazzucco W, Tavormina E, Macaluso M. Do emissions from landfill fires affect pregnancy outcomes? A retrospective study after arson at a solid waste facility in Sicily. BMJ Open 2019; 9: e027912.




L’USO DELLE SIGARETTE ELETTRONICHE TRA GLI STUDENTI INFERMIERI

È importante studiare l’uso di sigarette elettroniche tra gli studenti del settore sanitario dal momento che questi ultimi possono o potranno svolgere un ruolo centrale nel promuovere abitudini sane e la cessazione del fumo. Nel 2015, è stato condotto uno studio su 1463 studenti dell’Università di Verona al fine di capire la diffusione dell’uso di sigarette elettroniche tra gli studenti infermieri dell’Italia nord-orientale ed esplorare la sua associazione con il fumo di tabacco. La popolazione in studio era costituita in maggioranza da donne (77% dell’intero campione) di età media di circa 23 anni. Il 95% degli studenti aveva sentito parlare delle sigarette elettroniche. Circa un terzo (30%) non aveva mai usato sigarette elettroniche e solo il 2,1% aveva usato sigarette elettroniche nell’ultimo mese. Pochissimi (2,1%) di coloro che non avevano mai usato sigarette elettroniche erano disposti a provarle. La prevalenza di fumatori di sigarette tradizionali era molto più elevata: il 41% degli intervistati ha dichiarato di essere fumatore e il 10% di essere ex-fumatore.
I fumatori (4,4%) erano in maniera significativa più frequentemente consumatori di sigaretta elettronica (4,4%) rispetto ai non fumatori (0,6%).
Al momento dell’intervista solo 26 studenti erano consumatori duali (cioè, usavano sia sigarette di tabacco tradizionali che sigarette elettroniche).
La maggior parte dei consumatori di sigaretta elettronica dichiarava di usarle per smettere di fumare o per ridurre il fumo di tabacco. Ciononostante, solo tre studenti hanno riferito di aver completamente smesso di fumare grazie all’uso di sigarette elettroniche. L’uso di sigarette elettroniche sembra essere piuttosto raro tra gli studenti infermieri italiani ed è principalmente limitato ai fumatori attuali. Inoltre, l’uso di sigarette elettroniche non è associato all’intenzione di smettere di fumare. (Silvano Gallus)
Fonte:  Canzan F, Finocchio E, Moretti F, et al. Knowledge and use of e-cigarettes among nursing students: results from a cross-sectional survey in north-eastern Italy. BMC Pub Health 2019; 19: 976.




ASSOCIAZIONE TRA PRESCRIZIONI DI BENZODIAZEPINE E REAZIONI AVVERSE TRA GLI ANZIANI

L’uso di benzodiazepine (BDZ) nella popolazione anziana la espone al rischio di reazioni avverse per la frequenza di comorbilità e di multiterapia.
Il rischio è valutato in un campione casuale di 2456 individui > 65 anni estratto dal database regionale delle prescrizioni farmacologiche dell’anno 2017. Il 27% aveva avuto >1 prescrizioni di BDZ. Queste erano più frequenti nelle donne, nelle persone >80 anni e nelle persone in casa di riposo (OR 4,5) o in struttura per lungo-degenza (OR 4,1) rispetto a quelle in ospedale. Le persone con prescrizioni di BDZ avevano una probabilità doppia di essere in politerapia con 5-10 farmaci. Tra le diverse diagnosi considerate, solo il morbo di Parkinson era associato alla prescrizione di BDZ.
La prescrizione di antipsicotici era mediamente meno frequente, mentre non vi erano associazioni significative con oppioidi, barbiturici, antipertensivi, idrossizina, miorilassanti, antidepressivi. Tuttavia, gli antipsicotici erano prescritti in associazione con le BDZ più frequentemente nelle strutture di lungo-degenza (OR 2,00) e nelle case di riposo (OR 4,93) rispetto all’ospedale. L’associazione delle BDZ con la demenza e la durata della prescrizione protratta era più frequente nelle case di riposo. Lo studio mostra che la prevalenza di patologie e farmaci che possono causare reazioni avverse quando associati all’uso di BDZ non è diversa o è superiore nelle persone con prescrizione di BDZ rispetto a quelle senza tali prescrizioni. Le case di riposo rappresentano un contesto in cui è urgente sostenere la revisione sistematica delle prescrizioni e la riduzione delle BDZ. (Barbara D’Avanzo)
Fonte:  Castelpietra G, Balestrieri M, Brusaferro S, Arnoldo L. Association between benzodiazepine prescriptions and potential risk factors of adverse drug reactions among elderly and very elderly: findings from Friuli Venezia Giulia region, Italy. Epidemiology Biostatistics and Public Health 2019; 16: e13157(1-10).




RACCONTARE I RICORDI CON I BAMBINI CON CANCRO

Lo studio di Laura Guidotti et al. valuta il reminiscing nella diade genitore-bambino quando il bambino è malato di cancro. Il reminiscing consiste nel raccontare ricordi ed esperienze vissute insieme, una prassi che può aiutare la memoria autobiografica e la competenza emotiva del bambino, valutata in malattie croniche e acute ma mai nel cancro.
Quindici bambini dai 4 agli 8 anni afferenti a un reparto di ematologia e oncologia pediatrica e i loro genitori hanno partecipato allo studio. Le abitudini di reminiscing nelle conversazioni consuete sono state valutate attraverso questionari. Le coppie genitore-bambino sono state poi accompagnate in una stanza dove potessero avere una conversione libera e spontanea. Le conversazioni sono state videoregistrate e trascritte per essere analizzate.
Dai risultati dello studio, i genitori parlano spesso insieme ai figli di eventi passati che riguardano la malattia, in particolare per affrontare situazioni di stress e gestire stati emotivi e comportamenti. Utilizzano uno stile elaborativo, cioè introducono un argomento o aggiungono dettagli su un episodio passato di cui si è parlato. In particolare, richiamano alla memoria gli eventi associandoli ad aspetti relazionali, sociali ed emotivi. In generale, tendono a riferirsi al proprio “sé” insieme al “sé” del figlio, in una unica categoria relazionale. Riconoscendo i limiti dello studio, tra cui i pochi partecipanti,
le autrici sottolineano la correlazione positiva tra i riferimenti emotivi del genitore e le strategie di adattamento del bambino, emersa però solo nel ricordo di episodi acuti, i più importanti per il bambino dal punto di vista emotivo.
(Cinzia Colombo)
Fonte:  Guidotti L, Solari F, Bertolini P, Gebennini E, Ghiaroni G, Corsano P. Reminiscing on acute and chronic events in children with cancer and their parents: an exploratory study. Child Care Health Dev 2019; 45: 568-76.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 2038-2480