TY  -  JOUR
AU  -  Platania, Elisa
AU  -  Salvadori, Lavinia
AU  -  Campi, Rita
AU  -  Cavenaghi, Sonia
T1  -  Affidi parentali a Mantova: 
presentazione di una ricerca
PY  -  2013
Y1  -  2013-05-01
DO  -  10.1707/1297.14347
JO  -  Ricerca & Pratica
JA  -  Ric&Pra
VL  -  29
IS  -  3
SP  -  106
EP  -  115
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2480
Y2  -  2026/04/13
UR  -  http://dx.doi.org/10.1707/1297.14347
N2  -  ?Obiettivi. Indagare le caratteristiche degli affidi parentali presenti sul territorio mantovano, individuando in particolare criticità e bisogni, e identificare forme di sostegno accessibili per le famiglie affidatarie. ?Metodi. Indagine tramite intervista semistrutturata creata ad hoc e somministrata agli operatori dei Servizi Sociali/Tutela Minori di Mantova e Provincia, e intervista semistrutturata ai parenti affidatari (luglio 2011-settembre 2012). ?Risultati. Gli affidi a parenti in corso nel 2011 erano 86. È stato possibile indagare 53 casi attraverso l’intervista agli operatori (61,6%), e approfondire 7 casi attraverso l’intervista agli affidatari. I casi censiti con gli operatori riguardarono 53 minori, 42 famiglie affidatarie, 40 famiglie di origine, costituite dalla coppia o dalla sola madre. Gli affidi a parenti analizzati erano di tipo consensuale (20,8%), giudiziario (77,3%) e non formalizzato (1,9%). I motivi più frequenti che avevano contribuito a determinare l’affido: grave trascuratezza (presente nel 56,6% dei casi totali), abbandono (49%), maltrattamento (22,6%) e decesso di un genitore (15,1%). La relazione di parentela tra minore e affidatari era più spesso relativa al ramo materno che a quello paterno; i nonni rappresentano i 2/3 degli affidatari. Gli operatori nella maggioranza dei casi (80,8%) consideravano i percorsi di affido presi in esame di scarsa o nulla utilità per il recupero della genitorialità. Consideravano l’affido un intervento “riuscito” rispetto al recupero del ruolo genitoriale nel 30,2% di casi, rispetto al benessere del minore nell’88,7% dei casi, rispetto alla capacità degli affidatari di svolgere al meglio il proprio ruolo nel 69,8% dei casi. ?Conclusioni. Il presente studio costituisce una delle prime indagini approfondite sull’argomento che ha permesso di inquadrare il fenomeno e descriverne le principali caratteristiche. Ciò costituisce un primo fondamentale passo per comprendere il fenomeno e formulare proposte operative che tengano conto delle reali caratteristiche dei soggetti coinvolti. Emerge inoltre un notevole divario tra indicazioni teoriche e prassi consolidate, che costituisce uno spunto di riflessione importante sugli ostacoli che impediscono una traduzione operativa dei principi guida sanciti a livello legislativo (Legge 183/1984 e successive modifiche) e sulla necessità di superare tali ostacoli. Le due forme di sostegno che sono state più frequentemente indicate dagli operatori come potenzialmente utili sono connesse all’implementazione delle competenze educative e di gestione della complessità dell’assetto familiare. Le specifiche forme di sostegno al percorso di affido devono essere individuate per ogni singola situazione attraverso un’indagine mirata e approfondita; sulla base dell’eterogeneità riscontrata appare infatti riduttivo mettere in atto una forma di sostegno indipendentemente dalla specificità dei bisogni del singolo nucleo. Sono inoltre emersi alcuni aspetti critici nel percorso di valutazione e presa in carico di tutti i soggetti coinvolti, in particolare relativamente agli obiettivi dell’intervento e alla valutazione degli esiti.
ER  -   
