TY  -  JOUR
AU  -  Domenighetti, Gianfranco
T1  -  Empowerment clinico del paziente e gestione collettiva della domanda di cure: realtà o illusione?
PY  -  2017
Y1  -  2017-05-01
DO  -  10.1707/2702.27636
JO  -  Ricerca & Pratica
JA  -  Ric&Pra
VL  -  33
IS  -  3
SP  -  112
EP  -  121
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2480
Y2  -  2026/05/22
UR  -  http://dx.doi.org/10.1707/2702.27636
N2  -  La riflessione qui proposta analizza, da un lato, il “processo decisionale condiviso” tra un medico ed un paziente quale modalità privilegiata di gestione della relazione clinica individuale di cura e, dall’altro, il ricorso a strumenti dell’analisi economica per la gestione della domanda collettiva di cure e prestazioni. In particolare l’articolo si pone la domanda se queste due modalità di gestione della relazione e dell’accesso al sistema contribuiscano all’ empowerment clinico individuale del paziente e collettivo del cittadino-utente-consumatore in vista di consumi più appropriati. La conclusione è deludente: un “processo decisionale condiviso” si scontra, dal lato del medico, con l’incertezza della scienza medica, con l’aleatorietà della pratica clinica quale conseguenza diretta della variabilità delle conoscenze e dell’aggiornamento di ciascun medico, del suo grado di alfabetizzazione statistica, dei suoi conflitti di interesse e della sua pratica della medicina difensiva. Dal lato del paziente, tale processo si scontra con il suo cronico analfabetismo clinico e tecnico. La “condivisione” sarà quindi, nella quasi totalità dei casi, praticamente inesistente e non potrà che ridursi per il paziente ad aderire, sulla base della fiducia, acriticamente alle proposte del terapeuta aldilà del grado di appropriatezza della prescrizione. Di conseguenza nessun contributo apprezzabile all’ empowerment del paziente. La “gestione della domanda collettiva di cure e prestazioni” è un settore monopolizzato dagli economisti. Per quanto attiene il settore sanitario essi sembrano essere ossessionati dal fenomeno denominato “azzardo morale”, cioè dal fatto che i consumatori assumano dei comportamenti opportunisti al fine di perseguire i propri interessi a danno della controparte. Altrimenti detto gli economisti ritengono che nei sistemi sanitari “universali” i pazienti consumino troppe risorse andando dal medico anche quando ciò non sia né necessario né appropriato. Al fine di ridurre o evitare questa dinamica gli economisti ritengono che la gestione della domanda di prestazioni non può essere attuata che tramite l’introduzione di “rozze” (in quanto non considerano l’effettiva necessità medico–sanitaria e l’appropriatezza delle prestazioni) barriere ed ostacoli di tipo economico e finanziario all’accesso a cure e prestazioni (implementazione di disincentivi al consumo, partecipazione dei pazienti ai costi generati, ticket e franchigie). L’utilità presunta di questi strumenti si fonda su un’unico studio randomizzato condotto negli anni ‘70 che dimostrava che il consumo e il costo globale delle prestazioni diminuivano con la crescita della partecipazione ai costi da parte dei pazienti, il che non rappresenta una grande sorpresa. Secondo gli autori di quello studio anche l’assistenza medica “inappropriata o non necessaria” (sovra-utilizzo) è stata ridotta come pure però lo sono state anche le cure mediche “appropriate o necessarie”. Quest’ultimo risultato, oltre a non essere di grande utilità pratica, poteva già essere predetto visto l’analfabetismo clinico dei pazienti. Di conseguenza anche in questo caso nessun contributo all’ empowerment della domanda anche se praticamente tutti gli Stati hanno accolto questi strumenti allo scopo di far partecipare i pazienti al co-finanziamento di una spesa sanitaria in continua espansione.
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