LO SAI MAMMA


57. PUNTURE D’INSETTI





L e punture d’insetto sono molto comuni nei bambini, soprattutto nella bella stagione che favorisce i giochi nei parchi, nei prati e in ogni caso all’aria aperta.

In città gli insetti più comuni sono le zanzare, ma non bisogna trascurare anche quelli che non volano come le cimici dei letti, le pulci e le zecche.

Gli insetti che non volano pungono generalmente più volte, ma sempre nella stessa parte del corpo e possono pungere anche dopo essersi infilati sotto i vestiti. Gli insetti che volano colpiscono le zone scoperte (viso, braccia, gambe) anche distanti l’una dall’altra.

Le punture d’insetto provocano un gonfiore della pelle di dimensioni variabili con arrossamento.

Le pulci sono piccoli insetti che possono essere trovate più comunemente sugli animali domestici. Se il bambino è stato morso dalle pulci, i rigonfiamenti rossi sono raggruppati, ognuno con un morso centrale.

Nel caso di zanzare, vespe e tafani le zone del corpo più colpite sono le caviglie, le gambe, le braccia, le mani e il viso. Non appena una zanzara punge, la zona della pelle colpita presenta una chiazza rossa che, a seconda della sensibilità del bambino, può essere più o meno grande. Il pomfo (puntura della zanzara) determina un forte prurito. Quando punge un’ape, solitamente il pungiglione si stacca dall’insetto e rimane nella pelle. Le vespe e i calabroni invece possono pungere più volte perché non perdono il pungiglione.




È importante compiere tempestivamente alcune importanti azioni:

rimuovere immediatamente il pungiglione, se è visibile, con un movimento secco e rapido (usando le unghie o le pinzette). Trascorsi i primi 20 secondi l’operazione risulterà meno utile perché tutto il veleno sarà stato ormai liberato.

Impedire al bambino di grattare la zona colpita, a prescindere dall’insetto che l’ha punto, perché non farà altro che peggiorare il prurito.

Applicare nella zona colpita qualcosa di freddo (ghiaccio, impacchi freddi).

Se si è punti in gola o sulla lingua andare subito al Pronto soccorso.

Si parla di allergia al veleno quando la reazione locale è eccessiva: troppo estesa, grave e duratura.

Il rigonfiamento raggiunge un picco massimo entro le 48 ore e può durare fino a 7-10 giorni. A volte si presentano anche febbre (lieve rialzo della temperatura corporea), orticaria, difficoltà di respirazione, gonfiore di gola e lingua, vertigini, battito debole, spossatezza e nausea.


Come trattare?

Le cure dipendono dall’intensità della reazione. In caso di una reazione locale modesta è sufficiente una crema anti-infiammatoria. Per il prurito possono essere utili creme contenenti idrocortisone 0,5% e, se intenso, l’antistaminico per bocca (consultare il pediatra).

Nel caso sia presente dolore intenso può essere utile il paracetamolo (15-20 mg/kg ogni 8 ore).

Se il bambino è allergico al veleno di vespe e api e ha avuto in passato una reazione anafilattica, in occasione di gite in campagna o quando ci si reca in zone molto lontane da un ospedale è necessario sempre portare una “penna” di adrenalina di pronto-impiego che va premuta sulla cute in vicinanza della puntura.

L’adrenalina deve essere conservata al riparo dalla luce e periodicamente rinnovata alla scadenza.

I bambini allergici ad altre sostanze (ai pollini, acari, gatto, latte, uovo...) non hanno un rischio maggiore dei bambini non allergici di sviluppare, se punti, un’allergia al veleno degli insetti.


Come evitare le punture?

Nelle escursioni in campagna, come protezione, il bambino deve indossare indumenti a manica lunga e pantaloni, introducendone il fondo all’interno delle calze, e portare scarpe che non lascino scoperta nessuna parte del piede.

Per allontanare alcuni insetti come zanzare e tafani possono essere utili i repellenti contenenti icaridina o citrodiolo.

Nei bambini è meglio non utilizzare gli spray pressurizzati, in quanto il prodotto può entrare in contatto con gli occhi o con le vie aeree.

Non vanno applicati vicino a occhi, bocca e sulle mani.

Non utilizzare alcun tipo di repellente né da spalmare sulla pelle né da vaporizzare nei bambini al di sotto dei 2 anni. I più piccoli si portano spesso le mani al viso o alla bocca o si strofinano gli occhi, con la possibilità che si verifichino effetti indesiderati, meglio usare barriere fisiche come zanzariere di stoffa o rete.


58. MORSO DI ZECCA 


L e zecche sono insetti generalmente attivi nei mesi caldi (tra la primavera e l’autunno). Vivono principalmente in luoghi ricchi di vegetazione erbosa e di arbusti, soprattutto se in presenza di animali (per esempio, in vicinanza di stalle, ricoveri di animali e pascoli).

Le zecche non saltano e non volano sugli ospiti, ma generalmente si portano sull’estremità delle piante erbacee o dei cespugli aspettando il passaggio di un animale al quale aggrapparsi (uomo incluso). La puntura è generalmente indolore perché le zecche inoculano nell’ospite una certa quantità di saliva che contiene principi anestetici. Generalmente le zecche rimangono attaccate all’ospite per un periodo che varia tra i 2 e i 7 giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

La puntura della zecca non è di per sé pericolosa per l’uomo: i rischi derivano dal fatto che questi insetti possono fungere da veicolo (vettore) di virus o batteri che possono causare infezioni. Tra queste, la malattia di Lyme, causata dal batterio Borrellia, o la meningoencefalite virale. Contro questo virus è disponibile un vaccino efficace raccomandato per gli adulti e i bambini che vivono in zone rurali dove la malattia è endemica.

In caso del morso di zecca è importante assicurarsi di rimuoverla correttamente usando delle pinzette dalla punta sottile e affilata (non usare le dita!), afferrando l’insetto il più possibile vicino alla superficie della cute (vicino alla testa) e tirando dolcemente con una leggera rotazione,




senza schiacciarla per evitare il rigurgito, che aumenterebbe le possibilità di trasmissione delle malattie.

Dopo l’asportazione della zecca, lavare con acqua e sapone e applicare un prodotto disinfettante.

Annotare la data della rimozione e osservare nei 30-40 giorni successivi eventuali segni di infezione.

È necessario rivolgersi al medico se non si riesce a rimuoverla correttamente e se nelle settimane successive controllando la zona del morso compare un eritema o un altro tipo di sfogo cutaneo, febbre e/o brividi, mal di testa e dolore muscolare.

Nelle zone infestate da zecche (zone boscose, ad esempio), è necessario camminare al centro dei sentieri. Controllare di non aver preso le zecche, prestando attenzione anche alle parti del corpo coperte da peli, perché le zecche immature sono minuscole. Controllare anche gli animali domestici (infestati da zecche) con cui si convive.