La “fragile” depatologizzazione delle persone transgender


Con l’ultimo aggiornamento della Classificazione internazionale delle malattie (ICD-11, 2019), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sancito un percorso storico di de-psico-patologizzazione delle persone transgender e gender diverse (TGD). Obiettivi dichiarati: a) riconoscere il carattere intrinsecamente non-patologico dell’incongruenza di genere; b) promuovere l’accesso all’assistenza sanitaria di affermazione del genere per le persone che la richiedano;
c) ridurre il forte stigma associato1. Eppure, ad oggi, questi obiettivi sembrano ancora molto distanti, spingendo diverse istituzioni e organizzazioni competenti a fare appello per intervenire
2. A livello globale, l’accesso alle terapie affermative di genere è, per lo più, ancora subordinato a una diagnosi di salute mentale e ad altri gate keeper di ordine medico, giuridico, bioetico o economico. La maggior parte dei Paesi non ha nemmeno preso l’impegno di riformare i protocolli in questo senso. Ciò non si deve solo ai tempi fisiologici di aggiornamento dei servizi sanitari nazionali. Negli ultimi due anni si è assistito a una vera e propria ondata re-patologizzante. Diversi Paesi, anche pionieri in quest’ambito, come Svezia, Finlandia, Regno Unito, Australia e alcuni degli Stati Uniti, hanno adottato misure che disincentivano l’accesso a questi trattamenti, specialmente nei confronti dell’età dell’adolescenza3.

Al di là dell’arena politica che influenza queste circostanze, a monte gioca un ruolo determinante la ricezione solo parziale, nel pubblico e nella comunità scientifica allargata, delle conoscenze odierne in merito alle complessità di genere e sessualità: orientamento sessuale (SO), identità ed espressione di genere (GIE) e caratteri sessuali (SC)4. A ben vedere, questa fragilità di fondo è evidente fin dalle logiche della nuova classificazione e della strategia istituzionale dell’OMS, basate più sulla necessità di intervenire in qualche modo che sull’effettiva coerenza con gli studi. L’ICD-11 ha rimosso, infatti, il ‘transessualismo’ dall’elenco dei disturbi mentali, introducendo l’incongruenza di genere in un capitolo dedicato alle ‘Condizioni relative alla salute sessuale’. Eppure, da tempo è stato compreso che l’identità di genere, congruente o incongruente che sia con il sesso assegnato alla nascita, in sé è indipendente dalla sfera della sessualità5,6. L’approccio dell’OMS ha ricalcato quello dell’American Psychological Association, la quale aveva introdotto nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5, 2013) un capitolo speciale per la condizione di disforia di genere – diagnosi funzionale all’attivazione dei servizi sanitari. La diagnosi di incongruenza di genere ha sostituito il criterio di «intensa sofferenza psicologica», con «sentimenti di avversione o disagio per l’anatomia sessuale o per i caratteri sessuali secondari previsti»7. Le buone intenzioni sono quelle di ridurne l’associazione con la presenza di un qualche “disturbo psicologico”. Così facendo, però, non solo non viene veicolata una migliore comprensione del «fenomeno umano comune e culturalmente diverso»8 delle identità TGD; ma, soprattutto, si sviano di fatto le ragioni profonde che motivano la necessità di un ricorso tempestivo alle terapie di affermazione di genere, ossia di alleviare e di prevenire le sofferenze delle persone TGD e i rischi correlati indotti dalla stigmatizzazione sociale e strutturale. Questo processo è stato spiegato adeguatamente dal modello psico-patologico del minority stress9, il quale dimostra come proprio lo stigma sia alla base degli alti livelli di stress, disagio psicologico o anche disforia di genere a valenza cronica, i quali, a loro volta, sono associati a tassi sproporzionati di depressione, tendenza al suicidio e all’autolesionismo10,11.

In sostanza, la depatologizzazione promossa dall’OMS, pur facendo riferimento ai punti chiave delle problematiche sanitarie delle persone TGD, ne snatura il quadro medico-scientifico. Inoltre, riafferma un’ottica “sessualizzante” dell’incongruenza di genere, la quale non sta riducendo lo stigma, anzi, come visto è stata seguita in questi anni da reazioni refrattarie e ri-patologizzanti in molti contesti sanitari, specialmente quando questa visione sessualizzata tocca la sfera dell’infanzia e dell’adolescenza. In ambito di ricerca emergono ancora periodicamente articoli che in maniera più o meno velata suggeriscono una rivalutazione delle terapie di conversione in giovane età (GICE), oppure che promuovono con altri termini l’allarmismo scatenato dalla cosiddetta controversia sulla ROGD: fondamentalmente l’ipotesi di un “contagio sociale” della disforia di genere tra le persone più giovani12-14. Parallelamente, si sono moltiplicate le iniziative dei movimenti anti-gender che fanno leva sullo slogan: Protecting Children from Sexualization15.



BIBLIOGRAFIA

1. OMS. Gender incongruence and transgender health in the ICD. [Online] 2022. https://www.who.int/standards/classifications/frequently-asked-questions/gender-incongruence-and-transgender-health-in-the-icd

2. TGEU. Calling for complete depathologisation of trans and gender-diverse identities. [Online] 2022. https://tgeu.org/calling-for-complete-depathologisation-of-trans-and-gender-diverse-identities/

3. Kremen J, Williams C, Barrera EP, et al.; Gender Multispecialty Service (GeMS) Team. Addressing legislation that restricts access to care for transgender youth. Pediatrics 2021; 147: e2021049940.

4. ARC International, IBAHRI, ILGA. Sexual orientation, gender identity and expression, and sex characteristics at the universal periodic review. [Online] 2016. https://ilga.org/downloads/summary_SOGIESCatUPR_report.pdf

5. WPATH. Standards of Care for the Health of Transsexual, Transgender, and Gender Nonconforming People. [Online] 2012. https://www.wpath.org/media/cms/Documents/SOC v7/SOC V7_English.pdf

6. Robles García R, Ayuso-Mateos JL. ICD-11 and the depathologisation of the transgender condition. Rev Psiquiatr Salud Ment (Engl Ed) 2019; 12: 65-7.

7. Furlong Y, Janca A. Gender (r)evolution and contemporary psychiatry. BJPsych Open 2022; 8: e80.

8. Coleman E, Radix AE, Bouman WP, et al. Standards of care for the health of transgender and gender diverse people, version 8. Int J Transgend Health 2022; 23 (Suppl 1): S1-S259.

9. Meyer IH, Northridge ME (eds.). The health of sexual minorities: public health perspectives on lesbian, gay, bisexual, and transgender populations. Springer Science + Business Media, 2007.

10. Flentje A, Heck NC, Brennan JM, Meyer IH. The relationship between minority stress and biological outcomes: a systematic review. J Behav Med 2020; 43: 673-94.

11. Delozier AM, Kamody RC, Rodgers S, Chen D. Health disparities in transgender and gender expansive adolescents: a topical review from a minority stress framework. J Pediatr Psychol 2020; 45: 842-7.

12. D’Angelo R, Syrulnik E, Ayad S, Marchiano L, Kenny DT, Clarke P. One size does not fit all: in support of psychotherapy for gender dysphoria. Arch Sex Behav 2021; 50: 7-16.

13. Littman L. Parent reports of adolescents and young adults perceived to show signs of a rapid onset of gender dysphoria. PLoS One 2018; 13: e0202330.

14. Clayton A. Gender-affirming treatment of gender dysphoria in youth: a perfect storm environment for the placebo effect-the implications for research and clinical practice. Arch Sex Behav 2022; doi: 10.1007/s10508-022-02472-8.

15. Bazelon E. The battle over gender therapy. New York Times Magazine. 2022. https://www.nytimes.com/2022/06/15/magazine/ gender-therapy.html