Sempre, ancora, il (cronico) trauma della guerra

I primi giorni – si pensava – sarebbero passati con l’occhio perso su resti umani ed edifici fatiscenti. S’immaginavano bambini soli e a piedi nudi nel cercare cibo e genitori. Eppure il racconto è stato un altro a dicembre per il British Medical Journal1. “Con tutta la mia esperienza a Gaza […], non riesco proprio a descrivere ciò che ho visto” sostiene il medico palestinese Mohammed Abu Mughaisib di Medici Senza Frontiere da oltre 22 anni. Non ha mai vissuto nulla di simile alla devastazione che Gaza ha subìto negli ultimi quasi 800 giorni, aggiunge. Mentre salutava il personale dell’ospedale Nasser, ecco ciò che non avrei voluto vedere: “La gran parte erano bambini e donne […] No, i bambini erano il bersaglio principale. […] Entrata nell’unità MSF, i pazienti erano sul piano. Non c’era spazio”. 




Anche se scrivo questa recensione a dicembre 2025, Il cronico trauma della guerra di Maurizio Bonati è comparso dall’aprile 2024. Nel Medio Oriente è stata firmata una pace inattuale e momento analogo stanno cercando in Ucraina, quasi sotto le bombe. Dopo 12 mesi è quasi come se non fosse successe nulla in termini politici. Israele oggi forse non riesce a fare i conti con se stessa, ma in termini sanitari il livello di sopravvivenza è analogo in molti Paesi industrializzati, mentre a Gaza le ferite vengono suturate male sul letto come nel piano, a terra. E con i farmaci si gioca una partita fasulla perché se anche servono semplicemente non ci sono, mancano proprio. Dall’Ucraina poi arrivano segnali sempre più confusi, ora di pace, ora con attacchi dei russi mescolati a vertici militari ucraini a causa di corruzione. C’è chi la pensa diversamente però. Il periodico Atlantic ha titolato a dicembre: “Lo scandalo di corruzione in Ucraina è grave. Ma smascherarlo è una vittoria”2.

Il libro di Maurizio racconta tante cose, in particolare su donne e bambini, le prime vittime, come spiega il sottotitolo. Sono pagine di un volume documentato, avvincente e angosciante, per questo da non perdere. Maurizio non è nuovo a imprese del genere. Anche se lo conosciamo direttore responsabile del bimestrale Ricerca&Pratica (splendido se non altro per la sua originalità, sempre più difficile nel nostro Paese). Ha collaborato anche con l’Oms come consulente, mentre ora si presenta come collaboratore di organizzazioni non governative in Paesi con scarse risorse per progetti sanitari. Nella “Premessa” sostiene che: “Da tempo mi ero riproposto di scrivere di guerra” ma la guerra in Ucraina, “l’orrore dei crimini di guerra contro il popolo israeliano a ridosso della striscia Gaza e contro il popolo palestinese a Gaza mi hanno convinto che forse un contributo di riflessione avrei potuto provare a portarlo”. In breve, è una raccolta di materiale diverso, attinente alla guerra, di una persona che è andato sul campo della guerra in Bosnia, e conosce gli argomenti di cui parla, gli orrori della guerra per ciò che questa comporta.

Maurizio ha una certa idea delle persone, della relazione tra loro e quindi tra i Paesi. Non sorprende che gli argomenti siano esposti spiegando le cose in modo chiaro, trattandoli secondo un certo ordine logico. Nell’aprire il libro, scorrendo le prime pagine, dopo le tre del primo capitolo “La Guerra”, le nove del secondo parlano di “Diritto alla vita e alla libertà”, mentre le dieci del terzo rassicurano (quasi) con “La salute globale” e le sette del quarto illudono (quasi) con “La mappa dei diritti”. La parte “Prima” si conclude così, ma le segue una seconda (“Durante”), una terza (“Dopo”) e una quarta (“Sempre”). E come in tutti i saggi, si collocano al loro posto un’“Introduzione” e una “Conclusione”, di cui non ho parlato, la “Bibliografia” che documenta il lavoro compiuto da Maurizio. In 14 pagine sono divise le fonti relative a “Introduzione”, “La Guerra”, “Diritto alla vita e alla libertà, la salute globale”, “La mappa dei diritti”, “Le sanzioni economiche”, Gli aiuti, “Le vittime”, “I disturbi della ripresa”, “Lo sminamento”, “Raccontare la guerra”. Peccato il riferimento alla Fallaci per la viscerale antipatia che ho per la signora, ottima scrittrice, non altrettanto analista. Poi ci sono le pagine sulle guerre che lascio a voi senza anticipare (quasi) nulla. Il libro è pregevole per varie ragioni come ho cercato di dire. Potreste comprarlo solo per il capitolo “Raccontare la guerra” che esordisce così: “Ci sono modi, ragioni e tempi diversi di raccontare e per raccontare la guerra”. A buon intenditor buona lettura.

Un lavoro pregevole, da leggere solo con dolente curiosità.

Stefano Cagliano

mk4819@mclink.it

BIBLIOGRAFIA

1. Mahase E. The BMJ appeal 2025-26: “There is no ceasefire”. Gazan doctors brace for winter. BMJ 2025; 391: r2492.

2. Berdynskykh K. Ukraine’s corruption scandal is bad. But exposing it is a victory. Atlantic December 3 2025; https://www.theatlantic.com/international/2025/12/ukraines-corruption-democracy-accountability/685120/