From The Same Land

“…e siate sempre quella farfalla
gialla che vola sopra i fili spinati”

Liliana Segre

Ho conosciuto la famiglia di Manal nel febbraio 2020, a Betlemme. Dopo un incontro fortuito sono stata accolta nella loro casa. Sono rimasta in contatto con la madre di Wadi, finché nell’ottobre 2020 sono stata informata che Wadi, quattordicenne, uno dei 5 figli, era stato incarcerato dalle forze di occupazione israeliane mentre stava giocando a pallone in un parco vicino a Betlemme.

From The Same Land è un libro che ho pubblicato nel 2021, in nome di Wadi, di Handala e di tutti i bambini palestinesi che sono stati, che sono e che saranno arrestati e incarcerati dalle forze di occupazione israeliane. Di tutti quei bambini i cui sguardi, le cui notti, i pensieri e le aspirazioni non saranno mai più gli stessi. Di quelli che troveranno la via per superare il dolore e non farne rabbia. Di quelli che non ce la faranno e ne saranno sopraffatti.

Se trovassimo la forza di essere quella farfalla gialla, ricorderemo che i bambini sono e devono essere bambini, qualunque sia la terra che ha dato loro la luce, quella luce che nessuno deve arrogarsi il diritto di spegnere. Mai.

Elisa Mariotti

elisamariotti72@gmail.com




Nei pressi di Qasr al-Yahud, febbraio 2020

La strada che porta a Qasr al-Yahud, che la tradizione indica come il luogo dove Gesù ha ricevuto il battesimo, è stata disseminata con almeno 3000 mine antiuomo e anticarro, dopo essere passata dal controllo giordano a quello israeliano, nel 1967, al termine della Guerra dei sei giorni. I lavori di sminamento sono iniziati nel 2014 e terminati nel 2020. Attualmente il sito di Qasr al-Yahud è gestito dal ministero israeliano per il Turismo.







Betlemme, febbraio 2020. Casa della famiglia di Wadi

Il 2 ottobre 2020 Wadi è stato arrestato dalle forze di occupazione israeliane (IOF). Giocava a calcio in un parco. È stato rilasciato il 2 novembre 2020. Nessuna prova è stata individuata nei suoi confronti.

Adesso Wadi è in Spagna sotto protezione internazionale.

Al 2020, circa 500-700 fanciulli palestinesi erano incarcerati, mediamente, ogni anno dal sistema penitenziario militare israeliano. L’arresto avviene spesso nel cuore della notte, presso le abitazioni. L’accusa più frequente è il lancio di pietre, per la quale il massimo della pena prevede la detenzione per 20 anni.

Israele ha ratificato la Convenzione dei diritti del fanciullo nel 1991 (solo Stati Uniti, Sudan del Sud e Somalia non hanno, a oggi, ratificato la Convenzione). Ne ha disatteso il dettato secondo la esperienza di Wadi e quella dei fanciulli intervistati per la redazione di report a cura delle molteplici organizzazioni governative e non.

Gerusalemme, febbraio 2020. Bambino ebreo di fronte alla sinagoga

Convenzione dei diritti del fanciullo, art. 1: “Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciott’anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”.

Nel 1999 Israele ha reintrodotto l’Ordinanza militare 132 del 1967 che stabilisce che un palestinese raggiunge l’età adulta a 16 anni, oltre a sancire la legalità dell’arresto di bambini palestinesi tra 12 e 14 anni. Per la legge israeliana i fanciulli israeliani continuano a diventare adulti a 18 anni. Wadi è stato arrestato a 14 anni.

Israele applica ai fanciulli palestinesi della Striscia di Gaza e dei Territori occupati la legge militare.
Ai fanciulli israeliani è applicata la legge civile. Israele è l’unico stato al mondo a applicare la legge militare ai fanciulli.

Wadi è stato sottoposto alla legge militare israeliana.




Sebastia, febbraio 2020.
Murales raffigurante la chiave, simbolo, come Handala, del Diritto al ritorno palestinese

Il Diritto al ritorno è sancito dall’Art. 13 Comma 2 della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948), dall’Art. 49 Comma 2 della IV Convenzione di Ginevra (1949) e dall’Art. 12 Comma 2 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (1966).

L’Art. 11 della Risoluzione della Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 194 del 1948 sancisce il diritto al ritorno alle proprie case dei rifugiati palestinesi. Il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi è ancora oggi un punto nevralgico della soluzione della questione israelo-palestinese. Molti palestinesi, costretti a lasciare le proprie case durante e in seguito alla Nakba (1948), conservano la chiave della propria casa, come simbolo della determinazione a ritornare.




Gerusalemme, quartiere arabo, febbraio 2020. Bambino in attesa davanti a una porta chiusa

Handala, il cui nome deriva da “Hanzal”, spinoso arbusto delle terre palestinesi dai frutti amari, è il portavoce e il simbolo della Palestina. Nato nel 1969 dalla matita di Naji al-Ali (nato a Nazareth nel 1948, assassinato a Londra nel 1987).

“Il bambino Handala è la mia firma, tutti mi chiedono di lui ovunque io vada. Detti alla luce questo bambino nel Golfo e lo presentai al popolo. Il suo nome è Handala e ha promesso al popolo che egli rimarrà fedele a se stesso. L’ho disegnato come un bambino che non è bello, i suoi capelli sono come quelli di un riccio che usa le sue spine come arma. Handala non è un bambino grasso, felice, rilassato o viziato. Egli è a piedi nudi come i bambini dei campi profughi ed è un’icona che mi protegge dal commettere errori. Anche se è rude, egli sa di ambra. Le sue mani sono incrociate dietro la schiena come un segno di rifiuto nel momento in cui le soluzioni ci sono presentate alla maniera americana”. …

“Handala è nato quando aveva dieci anni e avrà sempre dieci anni.
A quell’età ho lasciato la mia terra e quando tornerà Handala avrà ancora dieci anni, e poi inizierà a crescere.
Le leggi della natura non si applicano a lui. Lui è unico. Le cose diventeranno di nuovo normali quando la patria ritornerà”. … “E lo presentai ai poveri e lo nominai Handala come simbolo di amarezza. Inizialmente era un bambino palestinese, ma il suo significato si è sviluppato con un orizzonte prima nazionale, poi globale e umano. È un semplice bambino povero e questa è la ragione per la quale le persone lo hanno adottato e lo sentono come simbolo della loro coscienza”.




Betlemme, febbraio 2020.
Rayanm, fratello minore di Wadi, osserva la strada dall’auto

L’esposizione cumulativa alla violenza può aumentare la propensione a sviluppare problemi di salute mentale come PTSD, problemi emotivi e comportamentali e sintomi di depressione, e quindi gli interventi dovrebbero essere mirati a queste popolazioni.

Wadi dopo la scarcerazione è risultato cupo, silenzioso. Gli insegnanti hanno notato un comportamento diverso.

“Le passioni, si sa, sono forze”

Pepi Merisio

Sono Elisa Mariotti, una fotografa documentarista con base in Toscana. Il mio lavoro si concentra su temi sociali attraverso progetti di lungo periodo fondati sui principi dei diritti umani.

Approccio la fotografia come atto politico. Guidata da principi che tutelano i diritti umani, mi occupo di fotografia documentaria e di questioni sociali, con progetti principalmente a lungo termine.

Spesso unisco le immagini a scrittura, ricerca, analisi dei dati e testimonianze di soggetti ed esperti. Alcuni dei miei progetti hanno ricevuto riconoscimenti in Italia e all’estero.

Per contribuire:
https://www.elisamariotti.com/pubblicazioni elisamariotti72@gmail.com