I dannati della terra

Maurizio Bonati

maurizio.bonati@ricercaepratica.it

Il [singolo] essere umano smette di essere
un fenomeno nel momento in cui lui o lei incontra il volto di un altro. Perché l’altro rivela me a me stesso. E la psicoanalisi, proponendosi di reintegrare l’individuo folle all’interno del gruppo, si stabilisce come la scienza della collettività
par excellence. Questo significa che l’essere umano sano è un essere sociale: o altrimenti, che la misura della sanità umana, da un punto di vista psicologico, sarà data dall’integrazione più o meno perfetta nel socius.

Frantz Fanon1 


Ricorre il centenario della nascita di Frantz Fanon intellettuale e politico martinicano, una delle figure più importanti del ventesimo secolo sui temi della razza, del razzismo e dell’azione anticoloniale. Fanon era uno psichiatra, con approccio fenomenologico, che ha lavorato a partire dal 1953 all’ospedale-manicomio Blida-Joinville a sud di Algeri, con compartecipazione umana oltre che medica verso ragazzi, donne e uomini vittime di abusi. Lo aveva appreso trascorrendo un anno nell’ospedale (“la casa dei folli”) di Saint-Alban-sur-Limagnole, un piccolo villaggio della Lozère, nel centro della Francia, dall’impronta della psychothérapie institutionelle di François Tosquelles, psichiatra comunista catalano, perseguitato dal regime franchista e a cui oggi l’ospedale è dedicato1. Nella sua permanenza al Blida-Joinville, Fanon introdusse protocolli di cure innovative antistituzionali, come si sarebbero dette successivamente, cercando di restituire ai pazienti la speranza di passato, presente e futuro. Non a caso Franco Basaglia e Franca Ongaro citavano gli scritti di Fanon e l’organizzazione delle cure che aveva intrapreso come un comune procedere: per democratizzare la psichiatria2, per decolonizzare la follia, “accettando la follia come condizione umana e non tradurla in malattia per eliminarla”3. Nel 1954 Fanon pubblicò un articolo su quanto messo in atto al Blida-Joinville anticipando così la tesi di dottorato e la prima opera importante dello storico e filosofo francese Michel Foucault, pubblicata nel 1961 sull’evoluzione dell’idea e del significato di follia4. Due intelligenze volte nella stessa direzione cui la morte precoce di Fanon nel dicembre del 1961, alcuni mesi prima della liberazione dell’Algeria dalla dominazione francese, ha impedito di confrontarsi, di contribuire ad anticipare e sviluppare ulteriormente l’intero movimento antistituzionale in un vasto insieme di discipline avvenuto in lustri successivi.

Fanon è ricordato, purtroppo da pochi, per il suo pensiero e la sua azione nella lotta al colonialismo, all’alienazione coloniale, per la decolonizzazione così come per la deistituzionalizzazione psichiatrica. Il suo testamento-politico I dannati della terra5 del 1961 ha rappresentato, e rappresenta tutt’oggi, un riferimento per chi lotta contro l’oppressione dei popoli. Dopo aver “denaturalizzato” il razzismo sostenendo che il colore della pelle è determinato biologicamente, ma il modo in cui lo vediamo e interpretiamo è condizionato da forze sociali e culturali (“il problema nero non riguarda solo la vita dei Neri tra i bianchi, ma riguarda lo sfruttamento dei Neri, il loro essere ridotti in schiavitù e disprezzati dalla società coloniale e capitalistica, che si dà il caso sia bianca”)6, è alla lotta per la dignità e la liberazione dei singoli e dei popoli che bisogna rivolgerci.

In altre parole al riconoscimento dei diritti umani, della persona e dei popoli. Così intesa, e perseguita, la lotta alla decolonizzazione è ancora attuale. La politica francese di colonizzazione dell’Algeria non è poi così diversa da quella odierna di molte nazioni, quelle più potenti per economia e armamenti (il 13,5% del PIL globale è destinato a guerre e armamenti)7: cambiano le tattiche e le strategie, ma le finalità e gli esiti, per le vittime, sono tremendamente simili. La storia coloniale europea, anche romanzata, in particolare quella francese8,9, insegna che, per sancire la vittoria e magari costruire un impero, c’è bisogno dei coloni che occupino le terre conquistate, facendo anche presa sullo stato di povertà di questi ultimi o su motivazioni religiose. Se per i coloni i nuovi insediamenti sono l’Eldorado o la terra promessa, per le vittime (di atrocità, di violenze contro l’umanità) che da generazioni lavorano e vivono in quelle terre rappresentano rinunce, deprivazioni, trasferimenti forzati… alienazione. Quell’alienazione di cui parlava Fanon vivendo con la popolazione araba e cabila sotto l’occupazione francese10,11. Come non pensare alle analogie odierne di assoggettamento e di assimilazione delle imprese dei coloni israeliani o degli invasori russi nel Donbass o degli occupanti serbi delle terre e abitazioni bosgnacche negli anni ‘90? Se un tempo era anche la “missione civilizzatrice” ad animare le imprese coloniali di occupazione, oggi è “l’impero, il nuovo ordine della globalizzazione”12 a disegnare la geografia del potere con la violazione (infrazione) o la negazione dei diritti umani. La colonizzazione, come la deportazione di ampia parte della popolazione che spesso ne consegue, o gli stermini di massa (genocidi), gli abusi e le acquisizioni forzate di risorse sono allora azioni tattiche di una strategia più generale di sopraffazione, di presunta superiorità culturale, razziale o politica, di imposizione a intere popolazioni: nel mondo, nel recente passato (per esempio ad armeni, ebrei, tutsi), ma anche adesso13,14.

Chi sono oggi i dannati della terra? Sono le vittime dei 17 Paesi che nel 2024 hanno registrato oltre 1.000 morti a causa di conflitti interni, il numero più alto dal 1999, mentre altri 18 Paesi hanno registrato oltre cento morti nell’ultimo anno7. In particolare le vittime sono bambini e donne15. Ma non sono solo i morti. Non sono solo gli alunni di potenziali intere classi che ogni giorno muoiono a Gaza16. Non sono solo gli oltre 18.000 compagni di Hind Rajab17 che come lei sono stati cancellati nell’impotenza, nel silenzio, nella responsabilità condivisa. Non sono solo le altre decine di migliaia di civili gazawi. Sono le decine di migliaia di feriti, non solo nel corpo, senza un immaginario sereno o almeno fiducioso futuro. Sono l’1,1 milione di bambini gazawi che soffre la fame, perché Israele sta usando la fame come arma di guerra ponendo Gaza al di sopra delle soglie di Insicurezza Alimentare Acuta, la Fase V definita come Catastrofe (quando: almeno il 20% delle famiglie si trova in una situazione di estrema mancanza di cibo, almeno il 30% dei bambini soffre di malnutrizione acuta e due persone ogni 10.000 muoiono ogni giorno a causa di fame, malnutrizione e malattie)18.

L’impresa coloniale continua legittimando il dominio e la violenza. Decolonizzare la follia (anche) della guerra dovrebbe quindi essere compito di tutti.  


BIBLIOGRAFIA 


1. Les Heures heureuses. Martine Deyres; Francia, Svizzera, Belgio; 77 min, 2019.
In Francia, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, 45mila pazienti psichiatrici morirono. Solo al Saint-Alban la routine quotidiana fu reinventata. Coraggio politico e audacia poetica cambiarono la percezione della follia. Un docufilm, una memoria, una restituzione dall’oblio che Deyres ha potuto costruire dopo aver fatto visita alla biblioteca dell’ospedale ed essersi imbattuta in uno scatolone che conteneva 42 bobine.

2. Archivio Basaglia. https://www.archiviobasaglia.org/it/

3. Foucault M. Storia della follia nell’età classica. Milano: Rizzoli, 2011.

4. Fanon F. Decolonizzare la follia. Scritti sulla psichiatria coloniale. Verona: Ombre Corte, 2011.

5. Fanon F. I dannati della terra. Torino: Einaudi, 200.

6. Fanon F. Pelle nera, maschere bianche. Pisa: Edizioni ETS, 2015.

7. Institute for Economics & Peace. Global Peace Index 2025: Identifying and Measuring the Factors that Drive Peace, Sydney, June 2025. http://visionofhumanity.org/resource

8. Camus A. Lo straniero. Milano: Bompiani, 2015.

9. Belezi M. Il passo falso di Emma Picard. Milano: Feltrinelli Gramma, 2025.

10. La battaglia di Algeri. Gillo Pontecorvo, min 121, 1966.

11. Lo straniero. François Ozon, min 120, 2025.

12. Hardt M, Negri A. Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione. Milano: Rizzoli, 2003.

13. Maciocco G. Migrazioni forzate e sostituzione etnica. Salute Internazionale, 27 luglio 2023. https://www.saluteinternazionale.info/2023/07/migrazioni-forzate-e-sostituzione-etnica/

14. Bonati M. Come continuare ciò che è giusto? Dal genocidio di Srebrenica a Gaza. 7 agosto 2025. https://www.scienzainrete.it/articolo/come-continuare-ci%C3%B2-che-giusto-dal-genocidio-di-srebrenica-gaza/maurizio-bonati/2025-08-07

15. Bonati M. Il cronico trauma della guerra. Roma: Il Pensiero Scientifico, 2024.

16. Unicef. L’UNICEF sulla situazione umanitaria dei bambini a Gaza. 17 luglio 2025. https://www.unicef.it/media/l-unicef-sulla-situazione-umanitaria-dei-bambini-a-gaza/

17. La voce di Hind Rajab. Kawthar ibn Haniyya, 89 min, 2025.

18. Bonati M. La catastrofe alimentare: Gaza e non solo. Volerelaluna, 11 agosto 2025. https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2025/08/11/la-catastrofe-alimentare-gaza-e-non-solo/