Squarci di luce colorata, nella scatola blu


Ore 8, 10 maggio 2025. Un primo passo, un piccolo passo, un primo pezzettino di te libera, fuori dalla recinzione del carcere, calpestato dal mio piedino.

Lacrime, di gioia, per un’emozione fortissima, che pervade tutto il mio cuore. È il primo permesso premio! “Per recarmi al Tribunale di Reggio Emilia, al fine di partecipare in qualità di attrice, allo spettacolo teatrale ‘Cuciture”. Così ha scritto il magistrato di sorveglianza. E con queste parole mi si è aperta una porta, quella d’uscita dal carcere, quella della mia anima, proiettata, di colpo, verso un futuro su cui nutro tanta speranza. È una vera svolta in direzione di una nuova vita, libera, questa volta, non più rinchiusa in una scatola. È forse lo slancio che mi permetterà di fare quel salto verso il mare con cui si chiude il nostro spettacolo. Sì! Che spettacolo! Ancora una volta, l’arte, … soccorre, mi porta via, salvandomi dalle brutture. Una vita tutto un po’ stortina, che, di tanto in tanto, precipita, inabissandosi in luoghi tenebrosi, riesce a splendere, alienandosi in forme d’arte che sono altro, che sono alte. Sì! Io, smarrita, è solo elevando con l’arte il mio punto di vista, che mi ritrovo. Lo so, lo sapevo perché l’ho già vissuto. Ora, però, “rien ne va plus”: è tutta la mia vita, e mi ci getto dentro, sempre con un tuffo. Dal momento della mia condanna, ho sempre saputo che a salvarmi la vita sarebbe stato un cambio di prospettiva: pensare il carcere partendo da me, che, in fondo, lo abito, che ho una vita, nel mondo “fuori” e “dentro”. E mi sono cucita addosso un progetto, su misura. E quante persone carine ho trovato qui, che questo progetto mi hanno permesso di viverlo. Ora, posso dire, lo sto vivendo concretamente. È il bello che distoglie l’attenzione dall’orribile. È il bello che dà un senso alla mia vita, così che, almeno, valga la pena di viverla! E il bello, c’è, anche qui dentro, anche mischiato al brutto, bisogna cercarlo, certo. E bisogna essere capaci di coglierlo perché è difficile e faticoso.

Ore 10. Siamo sul palco, io e Laryssa, le due bambole malamente inscatolate, … po’ rotte. Donne trans, detenute, che scrivono un pezzettino di storia. Ancora … anche impegno, però e amicizia, tanta. Non tutte le donne trans puzzano, per tutta la vita, d’asfalto. Lo stiamo gridando al mondo. Lo stiamo comunicando a tante persone che assistono allo spettacolo. E questo urlo, viene ascoltato, e viene capito. Soprattutto viene percepito da diversi studenti, identità non conformi, sfuggenti, troviamo una sintonia inaspettata. Io, è da tutta la vita che lancio urla di questo genere, da sempre non conforme, trovo sintonie, perturbate. E Jeane, la terza bambola perfetta, si rompe, un poco, per sintonizzarsi, anche lei. Ci contaminiamo, tutte. Nel farci spazio, una con l’altra, cambiamo noi stesse. Le diversità, contaminandosi, producono altre diversità.

Ore 12. Super pizza, verde, buonissima. Bignè e posate d’acciaio inossidabile! Il sapore è sorprendente! Coccole e carezze di Cecilia e di tutto il gruppo. Quanti … senza carezze! Quante sensazioni e quante emozioni, sono nette e chiare, ma e … sono impossibili da tradurre in parole.

Ore 15. Sala prove, un ex mangimificio, ora “contaminato” dall’arte. È il mio sogno e, in questo momento, posso davvero toccarlo. Sulla scena già c’è la scenografia per uno spettacolo e il palco sfugge in un alto luogo, ancora. diversità!

Ritorno con la mente alle emozioni del palco. Capisco che emergono, ora, per noi attrici, per Cecilia e per tutto Mammò, fors’anche pure per alcuni magistrati, nuovi mondi reciproci e nuove direzioni. Per me sarà un mondo nuovo, futuro, libero e bello, spero. È l’inizio per me di una nuova Storia. È, dunque, già ora un mondo nuovo, in ci ancora sono una persona reclusa, certo, ma a cui, ora, cerco, con le risorse materiali e culturali di cui dispongo, di attribuire un senso. Cerco così, allo stesso tempo, resistenza, che è l’unico modo possibile di abitare il carcere. Resisto! Perché questo nuovo mondo sarà presto rischiarato da una nuova alba.

Bianca Tommaso Riva 


Emilie Sartorelli

Gender Consultant Freelance

emiliesartorelli@gmail.com