Odissea dorata

Il Montenegro nelle immagini  


di Alessia Capasso

Una luce dorata attraversa il Montenegro nelle fotografie di Alessia Capasso. È una luce che si posa sulle onde dell’Adriatico, si arrampica lenta sulle montagne del Durmitor e avvolge i volti dei giovani incontrati per strada. Non è soltanto un colore, ma un tempo: quello sospeso di un Paese che si muove tra il ricordo e la promessa, tra le radici di una storia complessa e l’orizzonte dell’Unione Europea.

Il viaggio di Capasso inizia nell’estate del 2016, quando il Montenegro celebra i dieci anni dalla sua indipendenza. È un incontro immediato e intenso: piccole città dal passo lento, monasteri ortodossi che custodiscono icone secolari, spiagge abitate da un turismo in crescita, e silenzi che resistono al cambiamento. Da allora, l’autrice torna più volte, costruendo un racconto per immagini che attraversa le stagioni e gli anni, fino al 2023.

Ogni fotografia sembra fermare un frammento di una storia più ampia. Il Montenegro emerge in queste immagini come un territorio sospeso, un luogo in continua tensione tra memoria e trasformazione. Le rovine percorse dai viaggiatori, i ritratti istituzionali che osservano un giovane in bilico, i paesaggi storici sovrapposti ai centri commerciali: ogni fotografia rivela un dialogo fragile e fertile tra la solidità del passato e le incertezze del presente.

Il Paese appare come un organismo che porta con sé le tracce del sogno jugoslavo e, al tempo stesso, il desiderio di un orizzonte europeo. Ogni gesto, una salita, un passo esitante, una corsa improvvisa, diventa allegoria di una comunità che cerca di muoversi sotto lo sguardo vigile della propria storia, tentando di non inciampare mentre si avvicina a un futuro che promette appartenenza, ma anche il rischio di smarrimento.

Mentre il progetto prende forma, anche la storia del Montenegro evolve. Dopo anni di instabilità politica, il Paese ritrova slancio: tutti i capitoli del negoziato con l’Unione Europea sono aperti, alcuni già chiusi, e Bruxelles parla di un ingresso possibile entro il 2028. L’aria è quella di una partenza imminente, ma nelle strade di Podgorica e nei villaggi dell’entroterra il ritmo resta quello di chi sa aspettare.

Odissea dorata non è un reportage politico, eppure il contesto filtra in ogni immagine. Nei volti giovani si legge il desiderio di appartenenza e il timore di perdere ciò che li definisce. Nei paesaggi si avverte la tensione tra conservazione e sviluppo. È un racconto che pone un interrogativo importante: cosa significa diventare parte dell’Europa senza smarrire la propria voce?

Sfogliare queste fotografie è come navigare tra due rive: una ancorata alla memoria, l’altra protesa verso il futuro. Nel mezzo, il Montenegro di Alessia Capasso, che avanza con passo fermo e sguardo vigile, cercando il proprio posto nel grande mosaico europeo.

Michela Fabbrocino

michela.fabbrocino@gmail.com


Per comprendere e apprezzare meglio il lavoro di Alessia Capasso, e il percorso intrapreso dai giovani cittadini montenegrini, è utile una breve contestualizzazione storica del Montenegro: uno dei Paesi meno conosciuti nel contesto europeo, malgrado la sua storia secolare. Una nazione da sempre turbata da attriti etnici, religiosi e politici.


Il Montenegro è una nazione europea, con capitale Podgorica, che si affaccia sul mare Adriatico tra la Bosnia Erzegovina e l’Albania. Confina con la Serbia a nord-est, la Croazia a ovest, la Bosnia ed Erzegovina a nord-ovest, il Kosovo a est e l’Albania a sud-est. Tuttavia alla parola Montenegro molti degli italiani associano l’amaro Montenegro, liquore che prevede l’utilizzo di 40 erbe aromatiche e un complesso procedimento di estrazione e miscelazione, creato dal bolognese Stanislao Cobianchi nel 1885 in omaggio alla principessa Elena del Montenegro in occasione del matrimonio con Vittorio Emanuele III, futuro re d’Italia. All’inizio del ‘900 il piccolo Paese rappresentava il Regno del Montenegro, poi parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni.




Nel 1941 fu occupato dall’esercito italiano fino al 1945 quando il Montenegro entrò a far parte della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia come una delle sei repubbliche federate, la Repubblica Socialista di Montenegro. Nei conflitti nei Balcani degli anni ‘90 il Montenegro rimase Stato federale con la Serbia in particolare nella guerra serba contro la Croazia quando ufficiali e riservisti montenegrini contribuirono alla devastazione di gran parte dei villaggi dell’estrema punta sud della Dalmazia croata e bombardarono la storica città portuale di Dubrovnik, causando danni per milioni di euro e centinaia di morti civili. Da sempre legato alla Serbia, il Montenegro si dichiarò pentito per il ruolo svolto nelle guerre e nelle atrocità che ne vennero. Con il referendum del 21 maggio 2006 il 55,5% dei votanti si espresse a favore dell’indipendenza del Paese: una percentuale di poco superiore alla soglia del 55% concordata con l’Unione europea per rendere valido il referendum.




 Una situazione politica che ha condizionato sia i rapporti interni che quelli internazionali, sebbene oggi il Montenegro sia membro dell’ONU, faccia parte della NATO e sia parte del (seppur difficile) processo di integrazione dei Paesi balcanici nell’Unione europea. Oggi la popolazione del Montenegro è di circa 624.000 persone in prevalenza montenegri, un terzo serbi e poi bosgnacchi, albanesi e russi. Il Montenegro si trova in 48ª posizione su 193 Paesi in base all’indice di sviluppo umano, l’Italia in 29ª.





Alessia Capasso, nata a Caserta nel 1981, è una fotografa che ha saputo costruire il proprio linguaggio visivo intrecciando esperienze personali, viaggi e impegno civile. La sua vita si divide tra Napoli, Lampedusa e Bruxelles, città e contesti che hanno contribuito a formare uno sguardo attento alle relazioni tra comunità, territori e radici culturali.




Dopo gli studi in diritto internazionale a Roma, ha lavorato in progetti di cooperazione ed educazione allo sviluppo in Italia, Benin e Marocco, ambiti che hanno alimentato la sua sensibilità verso le dinamiche sociali e i diritti umani. Nel 2008 ha ottenuto una borsa di studio all’Istituto Europeo di Design, affinando in seguito la propria visione fotografica attraverso workshop con fotografi di fama internazionale come Abbas, Franco Fontana e Francesco Zizola. La sua formazione si è ulteriormente consolidata nel 2015, quando è stata selezionata per la Masterclass NOOR–Nikon, guidata da Stanley Greene, Asim Rafiqui e Benedicte Kurzen, esperienza che l’ha portata a spostarsi dal fotogiornalismo alla fotografia documentaria, con un approccio più intimo e riflessivo.

Dal 2011 firma reportage per agenzie, associazioni, Ong e istituzioni europee, affrontando temi complessi con un equilibrio tra rigore giornalistico e profondità narrativa.




Tra i suoi lavori più significativi vi sono Lampedusa Odissey, che racconta il rapporto tra migranti e l’isola più a sud del Mediterraneo, e No More Land, inchiesta realizzata con il giornalista Lorenzo Giroffi sulla Terra dei fuochi e sull’inquinamento ambientale in Campania. Parallelamente, tra il 2013 e il 2014, ha insegnato fotografia e fotogiornalismo alla Scuola di Giornalismo della LUISS Guido Carli di Roma, trasmettendo agli studenti la propria passione per lo sguardo critico e documentario.




I suoi lavori sono stati pubblicati su testate internazionali come Internazionale, The Guardian, Le Soir, SO Good e SonntagsZeitung ed esposti in Italia, Francia, Belgio, Germania e Polonia. Nel 2020 ha vinto il Budapest International Foto Award nella sezione “Ritratto editoriale”. Dal 2021 ha ampliato il proprio percorso dedicandosi anche alla scrittura, con un’attenzione particolare agli affari europei e ai temi legati ad agricoltura, alimentazione e ambiente.  






A giugno 2025 al progetto Odissea Dorata è stato dedicato un volume monografico pubblicato dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF) nell’ambito della seconda edizione del Festival della Fotografia Italiana. Nel volume, oltre al testo di Capasso, dialogano riflessioni critiche di Denis Curti, Federica Berzioli, Silvano Bicocchi, Diego Ferrante, Lorenzo Cicconi Massi, Roberto Rossi e Sara Munari.