Novità dalla Regione Campania

LA CASA DI ADELE

La Regione Campania, insieme al Comune di Quarto e alla Fondazione Polis, ha realizzato da alcuni anni, in un bene confiscato alla camorra, La Casa di Adele, una casa-famiglia protetta per accogliere detenute madri con i loro figli.

Alcuni giorni fa, il 12 aprile, una detenuta madre ospitata proprio presso La Casa di Adele, ha dato alla luce un figlio, un bel maschietto: Massimiliano.

Un bambino innocente, senza colpe, che rischiava di trascorrere i suoi primi giorni di vita dietro le sbarre.

Invece, grazie alla possibilità per la donna di scontare la pena in una casa-famiglia protetta, potrà restare con la sua mamma in una casa e non in un carcere.

Finalmente è stato tenuto in considerazione il supremo interesse del minore e, senza alcuno sconto di pena per la madre, Massimiliano potrà evitare di crescere in un ambiente del tutto incompatibile con la vita di un neonato.

Che l’ambiente carcerario sia assolutamente inconciliabile con la crescita e lo sviluppo sano e naturale di un bambino è un dato incontrovertibile, a causa della quasi totale deprivazione affettiva, relazionale e sensoriale che si vive all’interno.

Gli psicologi hanno inoltre dimostrato l’esistenza della cosiddetta «sindrome da prigionia»: i bambini detenuti possono sviluppare difficoltà nella gestione delle emozioni, senso di inadeguatezza, sfiducia e inferiorità, accompagnati da un ritardo nello sviluppo linguistico e motorio, causato dalla ripetitività dei gesti, dalla ristrettezza degli spazi di gioco e dalla mancanza di stimoli.

La madre continuerà quindi a scontare la sua pena, mentre lo Stato si adopererà per rieducarla e, al tempo stesso, garantirà a Massimiliano – bambino senza colpe – tutte le opportunità necessarie per uno sviluppo sano e armonico.

LA PEDIATRIA TERRITORIALE

La Fondazione Gimbe ha diffuso un report sulla situazione della pediatria territoriale, segnalando che in Italia c’è una carenza complessiva di 497 pediatri di libera scelta, in modo particolare la Lombardia (186 pediatri mancanti), il Piemonte (109), il Veneto (96) e la Campania con una carenza di 59 medici. Nel 2029 il numero di pediatri che andranno in pensione determinerà inoltre una carenza più grave in Campania con 218 professionisti mancanti, in Sicilia con 216 e nel Lazio con 201. Non va meglio per il numero di assistiti per ciascun pediatra: con 925 assistiti, la Campania è al di sopra della media nazionale e si colloca all’11° posto nella classifica nazionale, guidata dal Piemonte con 1.126 assistiti per ogni pediatra di libera scelta. È comunque al di sotto del massimale senza deroghe, fissato a 1.000 assistiti per pediatra.

Infine, in Campania l’84,3% della popolazione tra i 6 e i 13 anni risulta seguita da un pediatra di libera scelta, contro una media nazionale dell’82,9%. In questo caso la Campania è ottava, mentre la Toscana, con il 94%, guida la graduatoria.

NUOVE VALUTAZIONI DEI DG

Una novità dalla Regione Campania sulla valutazione dei Direttori Generali: per la prima volta, accanto al tradizionale equilibrio economico-finanziario, il direttore generale sarà valutato su obiettivi legati alla salute e alla qualità delle prestazioni, quali il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), l’allineamento agli standard nazionali per i tempi di permanenza nei Pronto soccorso dei pazienti in attesa di ricovero, il rispetto dei tempi massimi di attesa, la sicurezza delle cure e la piena trasparenza informativa verso l’amministrazione regionale.

Ma al di là delle buone intenzioni, molto apprezzabili, è evidente che chi andrà a dirigere un grande ospedale avrà bisogno di un servizio territoriale efficiente ed efficace per rispondere agli obiettivi di salute fissati, non fosse altro per ridurre i tempi di attesa in Pronto soccorso che non dipendono dall’ospedale, ma dal mancato filtro del territorio. Cioè avrà bisogno anche di Case della Comunità efficienti.

AIROLA E NISIDA, VA IN SCENA IL TEATRO!

Ve lo devo raccontare, perché mi sono emozionato fino alle lacrime. È stata un’esperienza intensa, commovente, bellissima.

Li ho visti salire sul palco, davanti a una sala gremita, impacciati, emozionati, timidi. Sì, proprio loro: timidi. Poi li ho visti sorridere, ridere di gioia, saltellare, chiedere al pubblico di tenere le mani alzate, ringraziare con un lieve cenno del capo o con un piccolo inchino.

Erano i ragazzi degli IPM (Istituti Penali Minorili) di Airola e di Nisida che, per una sera, sono diventati protagonisti della loro vita. Hanno cantato, recitato, ballato. Hanno trasmesso emozioni. Hanno mostrato i loro talenti.

Talenti che, paradossalmente, sono emersi solo in carcere. Eppure c’erano anche prima. Nessuno li aveva saputi vedere, coltivare, valorizzare. Nessuno.

Mi sono commosso, ma nello stesso tempo non ho potuto fare a meno di pensare che, se qualcuno avesse riconosciuto quei talenti prima, molti di quei ragazzi oggi non sarebbero lì. Sarebbero fuori, a costruire il proprio futuro.

Grazie a Giulia Minoli e a CCO (Crisi Come Opportunità, https://crisi-opportunita.org/), al rapper Lucariello, a Onofrio “Ninni” Cutaia, Assessore alla Cultura, agli Eventi e al Personale della Regione Campania presente in prima fila, al Campania Teatro Festival e a tutti coloro che hanno reso possibile questa serata.

Per qualche ora hanno portato fuori quei ragazzi e hanno portato noi spettatori dentro.

Quei ragazzi si potevano salvare prima. Si devono salvare adesso.

Perché ogni talento riconosciuto in tempo è una possibilità in meno che un ragazzo finisca in carcere e una possibilità in più che trovi il suo posto nel mondo.

E sì. È così. È proprio così.

Le opinioni espresse dall’autore sono personali e non riflettono necessariamente quelle dell’istituzione di appartenenza

Paolo Siani, Pediatra

Azienda ospedaliera Santobono Pausilipon, Napoli
Già vice presidente Commissione bicamerale infanzia e adolescenza – siani.paolo@gmail.com