Medicina generale e pediatria di libera scelta nelle Case della Comunità

Le CdC (Case della Comunità) sono uno dei pilastri della riforma assistenziale territoriale prevista dal PNRR, pensate per migliorare la medicina di prossimità.

Al fine di garantire il coinvolgimento appropriato delle competenze e di ottimizzare ed efficientare le risorse presenti, è necessario un approccio che permetta di avere un équipe flessibile, con un nucleo stabile, Medico di medicina generale (MMG) o Pediatra di libera scelta (PLS), infermiere, specialisti, servizi sociali e supporto amministrativo e un gruppo di professionisti che possono variare a seconda delle competenze richieste dal bisogno espresso dall’utente, dalla situazione del territorio e in considerazione delle risorse professionali disponibili.

Nel monitorare e dibattere sull’attuazione e sullo stato di avanzamento della piena operatività delle CdC, Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, (https://www.agenas.gov.it/) e GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze, https://www.gimbe.org/) hanno un ruolo rilevante.

Il 17 aprile 2026 Agenas ha pubblicato le linee di indirizzo tecniche sulle équipe multiprofessionali nell’ambito delle CdC1. Il documento indica, sulla base dell’evidenza della letteratura nazionale e internazionale, come potrebbe evolvere il lavoro territoriale. Non introduce obblighi immediati né modifica convenzioni o contratti, ma indica l’assetto organizzativo ritenuto necessario per rendere operative le CdC. Distingue tra strutture programmate, in corso e attive, evidenziando un gap tra edifici completati e strutture realmente funzionanti con équipe al completo (in sostanza sembra ci sia stato più lavoro edilizio che di reclutamento e organizzazione delle figure professionali che negli edifici dovrebbero lavorare).

Le CdC, principalmente rivolte a sottolineare il lavoro multidisciplinare del MMG che dovrebbe andare oltre il lavoro in solitaria e fare parte di team interprofessionali e multidisciplinari, è ovvio pensare che al centro di tutto ci sia lo scambio di referti tra le diverse figure professionali. Questo dovrebbe essere possibile attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) di ogni cittadino. Il FSE però rimane ancora incompleto e poco utilizzato, anche perché solo recentemente hanno imposto alle strutture private di caricare sul FSE i referti di visite e diagnostica effettuati privatamente appunto (in numero sempre maggiore). Inoltre manca il consenso da parte del cittadino alla visione dei suoi dati da parte dei medici, consenso che molti ancora non sanno di dover dare entrando nel proprio FSE tramite lo SPID.

UN PO’ DI NUMERI

Secondo il documento di sintesi del PNRR, entro il 30 giugno 2026 dovevano essere pienamente attive 1.038 CdC e 307 Ospedali di Comunità (OdC). GIMBE, che più di Agenas sottolinea le criticità e i ritardi, indica che al 31 dicembre 2025 solo 66 CdC (3,9%) risultavano pienamente funzionanti con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi, inclusa la presenza medica e infermieristica2. Mentre altre 219 avrebbero tutti i servizi obbligatori attivi eccetto la presenza di medici e infermieri. Solo 163 OdC (27,4%) avevano attivato almeno un servizio, ma nessuno risultava pienamente funzionante. Sul fronte digitale, solo il 46% dei cittadini ha dato il consenso per la consultazione del proprio FSE. Questi sono i dati nazionali, con forte disparità tra Nord e Sud. In Lombardia, delle 207 programmate, sono dichiarate attive con personale medico e infermieristico 22, mentre 76 sono senza presenza del medico e dell’infermiere. Sono 15 in Emilia Romagna (delle 187 programmate) e 6 nel Lazio (delle 145 programmate). Nel resto delle Regioni sono da 0 a 5 le CdC, per un totale nazionale di 66 (delle 1715 programmate), con ben otto regioni senza una sola CdC.

Per quanto riguarda i 594 OdC programmati, si dichiarano attivi 47/73 in Veneto, 30/66 in Lombardia, 24/52 in Emilia Romagna, 17/37 in Toscana e da 0 a 8 nel resto delle regioni italiane. Sembrerebbe che l’apertura degli OdC siano in uno stato più avanzato delle CdC.

I PUNTI DI FORZA E LE CRITICITÀ DELL’ASSISTENZA DISPONIBILE OGGI A MILANO

A Milano è prevista una rete di 24 CdC per l’accesso ai servizi socio-sanitari territoriali. Alcune sono già pienamente operative, mentre altre sono in fase di attivazione progressiva. In particolare per due di queste è previsto l’OdC, con degenze di massimo 30 giorni in cui sono presenti OSS, infermiere e un medico 4 ore al giorno per l’assistenza, quando questa non sia possibile a domicilio, pre o post ricovero. Queste sono in viale Piceno 60 (CdC e OdC) dove è inclusa una struttura di degenza dotata di 15 posti letto, distribuiti in camere doppie e singole, e in via Sassi 4, ex Principessa Jolanda (per ora Poliambulatorio e CdC), con i posti letto non ancora operativi3.

L’intervento, richiesto dal MMG, dell’IFoC (Infermiere di Famiglia o Comunità), del fisioterapista e dello psicologo a domicilio è ad oggi, a Milano città, ottimo per tempestività dell’inizio della assistenza, professionalità, e interazione nel tempo con il MMG. Mentre nessuno specialista a domicilio è previsto, tranne il fisiatra per la programmazione di una FKT. Per una popolazione sempre più anziana l’assistenza a domicilio, con la stretta collaborazione dei diversi professionisti, che possono consultarsi facilmente online, diventa importante per la difficoltà della popolazione anziana a recarsi alla CdC, magari non prossima al domicilio. L’OdC, per questo motivo, diventa molto importante.

Nelle CdC e OdC c’è la necessità di slot specialistici aperti per casi urgenti dove il MMG possa inviare in tempi brevi un paziente con diabete mellito o con una BPCO gravemente scompensato, e altri casi che non richiedano Pronto soccorso o ricovero.

Quindi, sebbene l’idea delle CdC sia eccellente, al 30 giugno, terminati i soldi del PNRR senza che siano stati raggiunti se non in minima parte gli obiettivi, ci si domanda con quale denaro si potrà terminare il lavoro.

Il Ministro della Salute Schillaci, a metà maggio 2026, presenta un piano che prevede l’inserimento obbligatorio dei MMG all’interno delle CdC e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro. Il piano prevede inoltre che i minori siano seguiti dai pediatri fino ai diciotto anni, scelta difficile da realizzare senza un aumento del numero di questi specialisti.

Immediata la reazione negativa del maggior sindacato autonomo dei MMG, la FIMMG, in difesa dell’attuale rapporto libero professionale e della ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) da sempre contrarissimo a qualunque forma di dipendenza dei MMG che avrebbe come conseguenza il passaggio della loro previdenza all’INPS, con perdita di entrate e una diminuzione della sua potenza, che oggi si esplicita attraverso operazioni immobiliari e finanziarie non esenti da stretti rapporti politici4.

Il risultato è che il Ministro Schillaci il 10 giugno 2026 ritira il suo progetto, che viene accantonato e rinviato a future imprecisate valutazioni. Nel frattempo il 23 giugno 2026 è stato sottoscritto un accordo, anche per rispettare quanto previsto dal PNRR, per cui i MMG dovranno prestare sei ore alla settimana la loro opera nelle CdC5.

L’attività assistenziale a prestazione oraria si baserà sulle determinazioni dell’Azienda di appartenenza. Nel complesso, salvo eccezioni, per le CdC si preannuncia una vita (per quelle che resteranno in vita) precaria e molto incerta, almeno fino a nuovi finanziamenti.

LA SPECIFICITÀ PEDIATRICA

L’Associazione Culturale Pediatri (ACP) si è impegnata già dal 2023 presentando un modello di riorganizzazione della pediatria del territorio che interpreta i presupposti e gli standard del DM77/22 secondo le peculiarità e le specifiche necessità dell’età dello sviluppo6.

Nei modelli presenti di CdC manca infatti la specificità pediatrica che richiede un’apposita e appropriata declinazione organizzativa e culturale dell’assistenza in età evolutiva7. Questa assenza rappresenta una criticità rilevante e non secondaria. L’età evolutiva non costituisce una semplice sottocategoria dell’assistenza primaria generale, ma un ambito caratterizzato da bisogni specifici e da determinanti di salute propri.

Per questo motivo, l’estensione del modello organizzativo delle CdC all’ambito pediatrico richiede progettazioni specifiche, non sovrapponibili a quelle della medicina dell’adulto. Il punto di partenza non è il setting organizzativo in sé, ma la centralità dei bisogni di salute di persone bambine e famiglie, secondo una visione olistica dello sviluppo infantile che è un processo dinamico, relazionale e contestuale.

Si è cercato pertanto di definire l’organizzazione dei servizi pediatrici territoriali come orientata prioritariamente ai bisogni di salute della persona bambina e dei suoi contesti di vita, superando modelli prestazionali e frammentati.

ACP ha identificato quattro cornici di intervento:

a. centralità dei bisogni di salute di persone bambine e famiglie. Il Nurturing Care Framework (NCF) identifica cinque bisogni essenziali e universali che la pediatria del territorio deve assumere come obiettivi prioritari: buona salute, alimentazione adeguata, protezione e sicurezza, genitorialità responsiva, opportunità di apprendimento precoce8;

b. autonomia e complementarità tra territorio e ospedale;

c. rafforzamento del territorio come luogo di cura;

d. riorganizzazione “dal basso”.

Il modello si articola in tre livelli organizzativi progressivi, ciascuno rispondente a una diversa complessità di bisogno, e fra loro funzionalmente integrati.

Livello 1. Pediatria di Gruppo Integrata ed Équipe Multiprofessionale. La Pediatria di Gruppo Integrata (PdGI) è l’unità operativa di base e nucleo centrale dell’assistenza erogata dalle Cure primarie pediatriche. Essa necessita di una governance orizzontale, autorganizzata, con autonomia gestionale e funzionale in sintonia con le direttive aziendali e regionali.

Livello 2. La Casa di Comunità Spoke Pediatrico. Lo Spoke Pediatrico è il luogo fisico aziendale, nodo territoriale di prossimità di cura in cui le funzioni della PdGI vengono ampliate attraverso l’integrazione strutturale e/o funzionale con i servizi territoriali ed ospedalieri di area pediatrica. Il suo nucleo è la PdGI, primo punto di accesso universale, che in esso ha sede. Lo Spoke risponde ai requisiti minimi del DM 77/2022, garantisce maggiore equità di accesso e continuità assistenziale e integra attività di prevenzione, promozione della salute (es: interventi nei primi 1000 giorni e nell’età adolescenziale).

Livello 3. La CdC Hub e la Rete Socio-sanitaria-educativa: l’integrazione multidisciplinare. Viene condiviso il ruolo centrale delle CdC Hub nella costruzione della rete dei servizi territoriali, nel suo coordinamento e nella sua integrazione, coinvolgendo sia i professionisti dei Servizi interni alla CdC, sia quelli in connessione funzionale (NPI, Consultori, Ospedali), che i Servizi Sociali, i Servizi Educativi, l’Associazionismo e il Terzo Settore.

Grande rilevanza viene prevista per la governance e la formazione che non è un complemento del modello, ne è invece una condizione necessaria. Senza un investimento strutturato nella formazione interprofessionale, nessuna riorganizzazione può reggere nel tempo.

In sintesi: la proposta è un contributo volto a integrare in modo organico e strutturato la prospettiva pediatrica nel quadro della riorganizzazione delle cure primarie territoriali e vuole orientare chi ha il potere e la responsabilità di costruire la pediatria territoriale del futuro e di tradurre queste idee in politiche sanitarie concrete.

Marina Bianchi

MMG, Milano

marinabianchi@hotmail.com

Raffaella Schirò

PLS, Milano

Referente Lombardia, Associazione Culturale Pediatri (ACP)

raffaella.schiro@gmail.com

BIBLIOGRAFIA

1. https://www.agenas.gov.it/images/Lequipe_multiprofessionale_nelle_Case_dell_Co munita_Bozza_Consultazione_Pubblica-1.pdf

2. https://press.gimbe.org/press/comunicati/comunicato.it-IT.html?id=490

3. Realizzazione di Casa della Comunità, Ospedale della Comunità e Centrale Operativa Territoriale presso il Comune di Milano (MI) – Poolmilano srl.

4. Bonati M. Il diritto alla salute e la riforma che non c’è. Volerelaluna, 17 giugno 2026; https://volerelaluna.it/societa/2026/06/17/il-diritto-alla-salute-e-la-riforma-che-non-ce/

5. SISAC. Ipotesi di accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i Medici di Medicina Generale ai sensi dell’art, 8 del DLGS N. 502 del 1992 e successive modificazioni e integrazioni. https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/06/ipotesi-acn-medicina-generale-signed.pdf

6. Associazione Culturale Pediatri (ACP). Documento ACP di sintesi del modello di Riorganizzazione delle Cure Primarie Pediatriche. Maggio 2026. https://acp.it/it/2026/05/documento-acp-di-sintesi-del-modello-di-riorganizzazione-delle-cure-primarie-pediatriche.html

7. Decreto Ministeriale 23 Maggio 2022 n.77, allegato 1, “Modelli e standard per lo sviluppo dell’Assistenza Territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale”.

8. World Health Organization, United Nations Children’s Fund, World Bank Group. Nurturing care for early childhood development. Geneva: WHO, 2018. Traduzione italiana a cura del Centro per la Salute del Bambino, Trieste, https://csbonlus.org/wp-content/uploads/2020/05/Nurturing-care-ita-x-sito.pdf